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RaccoltoEdizioni presenta i due nuovi volumi di Franco Marasco

Illustrati da incisioni e tavole a colori fuori testo di
Giorgio Roggino

“La volpe”, 2004, acquaforte e ceramolle


Vite difficili


Generalmente l’uomo considera gli “altri animali” in funzione dell’utile, del piacere o del danno che possono arrecargli.

Con questo piccolo lavoro, scritto senza pretese scientifiche, abbiamo invece cercato di metterci dalla loro parte, raccontando le vite difficili cui sono costretti per sopravvivere e fare sopravvivere la loro specie.
Confidiamo che la conoscenza delle fatiche, delle sofferenze e delle mirabili imprese dei nostri compagni di viaggio induca ad amarli e rispettarli.

Anche perché la loro scomparsa non solo renderebbe tutti molto più poveri, ma turberebbe i delicati equilibri naturali dai quali dipende la vita di tutti gli esseri, noi compresi.



La Pulce
Scarafaggi
La Formica
La Medusa
Lombrichi
Il Pipistrello
Il Rospo

I miserabili del creato


Pulci, scarafaggi, formiche, rospi, meduse… Pochi li amano, i più li perseguitano.

Ci siamo messi nei loro panni e ci siamo resi conto che non solo soffrono, amano, desiderano e sono in grado di fare scelte, ma contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio ambientale dal quale dipende la vita di tutti, anche la nostra. E strada facendo abbiamo avuto modo di incontrare talpe, vespe, afidi, pidocchi e tanti altri piccoli, miserabili, nostri compagni di viaggio. Le pagine che seguono sono state scritte senza pretese scientifiche, ma cercando di rappresentare la realtà.

Confidiamo che, dopo averle lette, anche se non riuscirete ad amare i protagonisti, cercherete almeno, nei limiti del possibile, di rispettarli.


L’Anguilla
L’Ape
Le Tèrmiti
Il Salmone
La Volpe
Il Cuculo
La Rondine

 


L’ARTE DI SOPRAVVIVERE

Reticulitermes lucifugus
(Il capitolo estratto dal volume "Vite difficili" dedicato alla tèrmite)


Prologo
Si chiama isottero o tèrmite.
Attenzione all’accento! Deve cadere sulla prima sillaba (tèrmite); se cade sulla seconda non si parla di un insetto, ma di una miscela di ossido di ferro e polvere di alluminio.
Un suo antenato (uralotermes permianum), trovato nella zona degli Urali, ha la rispettabile età di 225 milioni di anni.
è perciò una delle creature più antiche, ma anche una delle meno conosciute, al punto che fino a non molti anni fa veniva confusa con la formica.
La sua vita, miserevole e meravigliosa, merita invece qualche attenzione. Quello che ha saputo fare questo insetto, vulnerabile ed indifeso, per sopravvivere fino ai tempi nostri ha infatti dell’incredibile.

Le antenate
La nostra storia comincia 280 milioni di anni fa.
Siamo nell’era paleozoica, nel periodo detto Permiano, dalla regione russa di Perm, dove è stata rinvenuta per la prima volta una roccia dell’epoca.
La terre emerse si sono riunite formando un enorme continente (Pangea).
La parte settentrionale, che comprende grosso modo le attuali Europa, America settentrionale e Nord Africa, costituisce un immenso deserto.
La parte meridionale è invece già ricca di vita vegetale e animale. Ricoperta di piante a basso fusto, soprattutto felci, è popolata prevalentemente da rettili; sono però apparsi anche i primi insetti.
Tra questi le tèrmiti, che costituiscono una comunità laboriosa e pacifica.
Il loro nido, scavato nel terreno, comprende numerose camere e gallerie. Nella parte più interna e riparata vive la regina, un immane ventre gonfio di uova dal quale spunta, come una capocchia di spillo, una piccolissima testa. Incapace di muoversi passa il giorno e la notte a deporre uova, all’impressionante ritmo di una al secondo.
Accanto a lei, piccolo e gracile, trascorre le giornate il sovrano. Devoto e sottomesso non si allontana mai dalla grande consorte.
Schiere di operaie entrano ed escono dalla camera; alcune raccolgono le uova, le puliscono le umidificano e le trasportano in altre stanze; altre si occupano di nutrire la coppia reale rigurgitando cibo già parzialmente digerito. Altri componenti la colonia sono invece dediti ad attività esterne, per la ricerca del cibo che deve sfamare l’intera collettività.
Non esistono guerrieri e le tèrmiti non hanno armi.
Anche le robuste mandibole vengono impiegate solo come strumenti per la costruzione del nido e per la raccolta, la preparazione ed il trasporto del cibo. Le armi infatti sarebbero inutili, non esistendo nemici dai quali si debbano difendere. Ci sono, è vero, alcuni rettili che di tanto in tanto ne fanno autentiche scorpacciate, ma contro di loro ogni difesa sarebbe vana e solo la fuga può dare qualche speranza di salvezza.

Dal triassico all’oligocene
Finita l’era paleozoica inizia l’era mesozoica. Siamo nel periodo detto Triassico, iniziato 225 milioni di anni fa.
Sulla terra sono apparsi i primi mammiferi e le prime mosche. Sono presenti anche i dinosauri, ma minuscoli, non più grandi di 15 cm.
E le tèrmiti continuano a vivere e prosperare.
I loro insediamenti sono aumentati di numero e sono divenuti imponenti.
Alcuni arrivano ad ospitare milioni di individui; è stato perciò necessario elaborare complicati sistemi di aerazione per assicurare il necessario ricambio dell’aria.
Passano 32 milioni di anni. Entriamo nel periodo Giurassico (dal Giura svizzero e francese, la cui formazione risale appunto a questo periodo). Dinosauri e pterosauri enormi dominano la vita sulla terra; tra i più grandi il Diplodoco, del peso di 35 tonnellate, lungo quanto tre autobus.
E' comparso anche il primo uccello, l’Archaeopteryx, ma in realtà altro non è che un dinosauro piumato che ha imparato a volare.
In molte zone il mare ha invaso le terre emerse e molti termitai sono stati distrutti; altrove però le tèrmiti continuano la loro vita, adattandosi egregiamente alle variazioni climatiche.
Nel periodo Cretacico, iniziato 136 milioni di anni fa, un braccio di mare si insinua tra l’Africa e l’America Settentrionale, il clima diviene mite, con stagioni alterne e compaiono grandi varietà di uccelli. Verso la fine del periodo, durato 71 milioni di anni, si estinguono i dinosauri.
E le tèrmiti continuano la vita di sempre, facendo lunghe escursioni diurne fuori dal nido, per raccogliere humus, che ora abbonda ovunque.
Dopo il Cretacico inizia il periodo detto Eocene, il primo dell’era cenozoica (della vita recente).
Compaiono i progenitori dell’elefante, del rinoceronte, del cavallo, del maiale, dei bovini, degli ovini, delle scimmie.
Compaiono anche insetti di ogni tipo e, tra questi, le formiche, destinate a cambiare radicalmente la vita delle tèrmiti, dopo 160 milioni di anni di relativa tranquillità.
Forti e aggressive compiono autentiche stragi di tèrmiti che, molli e indifese, non possono opporre alcuna resistenza. Penetrano nei nidi, mutilano le occupanti e le trasportano ancora vive nei formicai come riserva di cibo.

La grande fame
Siamo giunti al periodo detto Miocene, 26 milioni di anni fa. L’uomo non ha ancora fatto la sua comparsa ma un primate antropoide, che viveva nell’Africa centrale, il Proconsul, è migrato in Asia ed in Europa.
E le antiche tèrmiti sono sull’orlo dell’estinzione. Le regine continuano a deporre uova con il solito ritmo: una al secondo, ottantaseimila al giorno, trenta milioni all’anno. Ma le insaziabili formiche fanno di più, e i termitai si spopolano.
Si impone una decisione terribile.
I nidi dovranno essere completamente sigillati, così le terribili predatrici non potranno più entrare... ma per contro le abitanti non potranno uscire, neppure per la raccolta dell’humus, che rappresenta il loro indispensabile nutrimento.
Arriva l’ordine, non è dato sapere da chi.
Tutti i termitai vengono ermeticamente sigillati con un impasto resistente quanto il cemento, formato da saliva, escrementi e granelli di sabbia.
Il pericolo formiche è scongiurato, ma le povere tèrmiti sono murate vive.
Passano i giorni e nei nidi non si trova più nulla di commestibile. Le prigioniere mangiano e rimangiano le loro feci, ormai prive di qualsiasi elemento nutritivo. Le più deboli muoiono, e vengono divorate dalle altre; le nascite diminuiscono sia perché la regina, molto deperita, ha rallentato la deposizione delle uova, sia perché uova e larve spesso vengono divorate dalle operaie che dovrebbero accudirle.
Col passare dei mesi poche superstiti si aggirano nelle tenebre, cercando di mantenere viva la coppia reale, unica debole speranza di sopravvivenza della specie.

La salvezza
Divorato tutto il divorabile a disposizione, non rimangono che le radici che attraversano il terreno. Le tèrmiti cominciano perciò, con grande pazienza, a frantumare con le mandibole tutto il legno che trovano e, dopo averne fatto una poltiglia, lo ingurgitano.
Ciò che ingoiano altro non è che cellulosa e, come la quasi totalità degli animali, non sono in grado di assimilarla.
La maggior parte delle tèrmiti continua perciò a deperire, ma non tutte. Alcune hanno ripreso le forze e sembrano in ottima salute.
Eppure hanno mangiato solo legno, come tutte le altre.
è accaduto che le fortunate hanno trovato dei microscopici amici, dei protozoi, che si sono annidati nel loro intestino e ne hanno fatto il loro ambiente di vita.
Nascono, assorbono per invaginazione le particelle di legno, le digeriscono e muoiono. A questo punto vengono a loro volta digeriti dalle ospiti che ne traggono l’indispensabile nutrimento.
Tutto questo le tèrmiti non possono saperlo, ma non perdono d’occhio le fortunate e, non appena queste espellono le feci, le ingurgitano a loro volta. E riacquistano le forze.
In breve nelle tenebre dei lunghi corridoi dei termitai, ritorna la speranza. Legno, anche senza salire in superficie, se ne trova sempre; ed ora ci sono le vivandiere in grado di trasformarlo in appetitosa pietanza per il re, la regina, le larve e gli altri abitanti.
Incuranti delle trasformazioni che nel frattempo subisce il globo terrestre le tenaci tèrmiti ricominciano perciò a vivere e prosperare, nei loro rifugi a prova di formica.

Le sopravvissute
Sono trascorsi milioni di anni.
Durante il periodo detto Pliocene (7milioni di anni fa) i continenti hanno assunto la forma attuale. Nel Pleistocene (2 milioni di anni fa) è comparso l’uomo. Nell’Olocene (10 mila anni fa) l’uomo ha cominciato a modificare l’ambiente addomesticando gli animali e coltivando le terre. E siamo arrivati ai tempi nostri.
Nel loro piccolo mondo le tèrmiti sono sopravvissute contro ogni logica.
I loro nidi sono stati perfezionati fino a divenire autentici capolavori di ingegneria e architettura. Progettati per assicurare temperatura, umidità e ricambio d’aria costanti si estendono nel sottosuolo fino a raggiungere una falda d’acqua e si elevano in superficie anche fino a 6 metri di altezza. Sono sormontati da un attico vuoto dove sale l’aria calda generata dal metabolismo degli animali, per poi ridiscendere dopo essersi raffreddata. E sono percorsi verticalmente da canali le cui pareti sottili permettono all’aria esterna di entrare.
Autentici grattacieli, se commisurati alle dimensioni degli abitanti, tutti costruiti dall’interno, con impasto di fango, saliva, escrementi e frammenti di legno. Monumenti colossali e resistenti, al punto che per demolirli è necessaria la dinamite.
All’esterno sono dotati di grondaie, per evitare che l’acqua piovana possa danneggiarli; all’interno sono suddivisi in piani, camere, corridoi, persino locali più umidi destinati alla coltivazione dei funghi.
In questo genere di palazzi vive la popolazione del termitaio, composta anche da più di due milioni di individui: la coppia reale, i reali “di complemento”, uno sterminato numero di laboriosi operai e i guerrieri, nuova casta venutasi a creare nei secoli per assicurare la difesa della colonia.
Come tutte le creature che non godono dei benefici del sole, piante comprese, le tèrmiti sono divenute estremamente pallide; sono perciò impropriamente chiamate anche formiche bianche. E sono cieche, dato che a nulla servirebbero gli organi della vista nel buio della loro perenne sepoltura.

Teste coronate
Nel termitaio gli abitanti provvedono con ordine ai compiti loro assegnati per la sopravvivenza della specie.
La regina ed il re trascorrono le giornate nella camera nuziale.
La prima è incapace di muoversi a causa del ventre mostruosamente sviluppato, simile ad un salsicciotto molle, lungo fino a 10 centimetri
Depone uova in continuazione, circondata da squadre di minuscoli operai; alcuni prelevano le uova man mano che escono dall’enorme ventre e ne approfittano per lambire il fluido che stilla dall’orifizio della sovrana di cui sono molto ghiotti. Altri nutrono in continuazione l’augusta genitrice con i loro rigurgiti.
Il re si limita a vivere accanto alla sposa, fecondandola di tanto in tanto. Fedelissimo, non si allontana mai; solo quando i morsi della fame si fanno sentire si avvicina ad un operaio e, con palpeggiamenti delle antenne, chiede di essere sfamato.
La longevità dei reali è straordinaria: per talune specie si parla addirittura di 80 anni. La loro vita è però legata alla generosità delle ovaie della sovrana; quando queste accennano ad esaurirsi gli operai cessano la somministrazione del cibo e decretano la fine della coppia. Poi, dopo avere banchettato con i resti (nel termitaio nulla deve andare perduto) introducono nella camera nuziale una nuova coppia di reali.
Le tèrmiti infatti si permettono il lusso di mantenere ed accudire alcuni individui,
maschi e femmine, capaci di procreare. Sono i “reali di complemento” destinati a garantire la continuità della colonia nel caso venissero a mancare il re o la regina. Trascorrono le loro giornate nell’ozio più assoluto, in apposita camera, ma non si accoppiano e non depongono uova. Lo faranno solo se e quando dovessero essere chiamati a salire sul trono.

Rigida economia del termitaio
I reali devono provvedere solo alla continuazione della specie; tutte le altre faccende sono riservate agli operai.
Costruiscono, ingrandiscono e riparano il nido; raccolgono, trasportano e umidificano le uova; nutrono re, regina, reali di complemento e guerrieri; scendono fino alla falda acquifera per rifornire le loro ghiandole salivari e poi dissetare i compagni e inumidire le zone del nido che ne abbisognano, partecipano alla difesa del termitaio nel caso di incursioni nemiche, costruendo anche barriere a protezione delle camere interne.
Sorprendente è il regime di rigida economia cui le tèrmiti sono costrette dal destino. Nulla va perduto nel termitaio, e non esistono rifiuti.
Il legno, pazientemente triturato e ridotto in poltiglia, rappresenta la fonte principale di alimentazione.
Ma non è l’unica. I compagni morti siano reali, operai o guerrieri; i nemici uccisi; le spoglie lasciate dopo le varie mute; tutto viene prontamente divorato. Persino gli escrementi vengono mangiati e spesso migliorano ad ogni digestione, arricchendosi di protozoi intestinali; poi dopo numerosi cicli digestivi non vengono abbandonati, ma sono impiegati come materia prima per rivestire le pareti o chiudere qualche fessura.
Pur essendo incapaci di sprecare qualsivoglia pur misera risorsa le tèrmiti sono generosissime.
Se qualcuno ha fame, qualunque sia la sua classe, è sufficiente un colpo di antenna perché l’operaia rigurgiti il contenuto dello stomaco per sfamarlo. E se lo stomaco è vuoto presenta l’orifizio anale, cedendo generosamente il contenuto del suo intestino.

Arrivano i nostri
Trovatasi nella necessità di difendersi dai nuovi nemici la tèrmite, nel corso dei secoli, ha fatto nascere le proprie armi dal suo stesso corpo.
è sorta così la casta dei guerrieri.
Nascono da uova identiche a quelle da cui nascono le operaie, ma si sviluppano diversamente divenendo esseri, nel loro piccolo, assolutamente mostruosi.
Sterili e ciechi, hanno un capo molto grande, ricoperto da una durissima corazza cornea, che sostiene due enormi mandibole, simili a tenaglie. Il resto del corpo è invece molle e indifeso.
Trascorrono le giornate nell’ozio più completo, trascinando faticosamente le pesanti appendici solo per chiedere del cibo a qualche operaio di passaggio.
Ma sono tutt’altro che inutili.
Può capitare che le formiche, approfittando di qualche fessura dei canali di aerazione o di qualche frana, si creino un varco e penetrino nel termitaio. Accorrono allora i guerrieri e si avventano sul nemico cercando di respingerlo o annientarlo a colpi di tenaglia.
E se non ci riescono, il rimedio è drastico.
I guerrieri frenano come possono l’irruenza degli invasori e, alle loro spalle, le operaie erigono un muro che impedisce l’accesso alle gallerie.
I guerrieri, rimasti senza via di scampo, soccomberanno, ma il loro sacrificio avrà salvato l’intera colonia.
In alcune specie le armi sono più sofisticate; ad esempio i guerrieri di una particolare famiglia, gli entermes, chiamati “nasuti”, dispongono di una appendice cornea a forma di proboscide o siringa dalla quale lanciano un liquido appiccicoso che paralizza i nemici.
è una delle specie più evolute, che organizza anche sortite notturne in massa, per la raccolta del cibo. In colonne ben allineate si muovono tra due barriere di guerrieri che, con le appendici rivolte all’esterno, sono pronti a “sparare” su eventuali assalitori.
Ma questa è un’altra storia.

Il giorno della pazzia
Nella parsimoniosa, previdente e calcolatrice comunità del termitaio una volta all’anno arriva il giorno della follia.
Nelle settimane precedenti gli operai sono stati costretti ad un lavoro straordinario. La colonia si è arricchita di uno sterminato numero di nuovi nati, adorni di lunghe e trasparenti ali.
Insetti perfetti, provvisti di sesso, maschi e femmine in grado di procreare. Incapaci però di nutrirsi da soli anche perché privi dei protozoi, che consentono di digerire la cellulosa.
Gli operai hanno perciò dovuto adoperarsi oltre misura per placare la giovane fame dei nuovi arrivati.
Ad un certo punto, al termine dell’estate ed all’avvicinarsi della stagione delle piogge, l’impenetrabile cittadella si mostra all’improvviso crivellata da strette aperture, dietro ognuna delle quali spunta la vigile testa di un guerriero.
Ad un segnale, lanciato non è dato sapere come dalla potenza invisibile che governa il termitaio, i guerrieri lasciano libere le aperture. E sul grandioso edificio, come da una caldaia a pressione, si alza una nuvola che sembra di vapore. è formata dai milioni di ali delle giovani tèrmiti che si precipitano all’esterno, volando verso il cielo, in una sorta di utopistico volo nuziale, destinato, salvo rare eccezioni, a concludersi tragicamente.
La speranza di libertà e di amore infatti dura poco. Qualche minuto e tutti cadono pesantemente a terra. E qui sono attesi da uccelli, rettili, formiche, libellule e tanti altri animali che, avvisati dai preparativi o dall’istinto, attendono le sventurate tèrmiti per trasformarle in succulento banchetto.
Una autentica strage, anche perché il ritorno al termitaio è precluso. Le operaie si sono infatti affrettate a sigillare nuovamente tutte le aperture e chi è rimasto fuori è destinato a non più rientrare.

Epilogo
Una coppia è sopravvissuta alla strage.
La femmina corre verso la salvezza ed il maschio la segue.
I due sposi, trovano finalmente un posto adatto e scavano un piccolo rifugio che sigillano completamente; poi si strappano le ali e le divorano per riacquistare le forze. E realizzano il loro sogno d’amore.
Nei giorni seguenti la sposa inizierà la lunga carriera di riproduttrice, amorevolmente assistita dal compagno, che per tutta la vita non la abbandonerà mai.
Per nutrirsi qualche frammento di humus (sostanze vegetali decomposte o già digerite da batteri); poi, per sopravvivere, il triste espediente dell’infanticidio.
I neonati sopravvissuti saranno nutriti con i rigurgiti e le feci dei genitori. Poi saranno loro a nutrire il re e la regina. E un nuovo termitaio comincerà la sua lunga, miserevole e meravigliosa storia.






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