
“La
volpe”, 2004, acquaforte e ceramolle |
Vite
difficili
Generalmente l’uomo considera gli
“altri animali” in funzione dell’utile, del piacere
o del danno che possono arrecargli.
Con questo piccolo lavoro, scritto senza pretese scientifiche, abbiamo
invece cercato di metterci dalla loro parte, raccontando le vite
difficili cui sono costretti per sopravvivere e fare sopravvivere
la loro specie.
Confidiamo che la conoscenza delle fatiche, delle sofferenze e delle
mirabili imprese dei nostri compagni di viaggio induca ad amarli
e rispettarli.
Anche perché la loro scomparsa non solo renderebbe tutti
molto più poveri, ma turberebbe i delicati equilibri naturali
dai quali dipende la vita di tutti gli esseri, noi compresi. |

La Pulce
Scarafaggi
La Formica
La Medusa
Lombrichi
Il Pipistrello
Il Rospo
|
I
miserabili del creato
Pulci, scarafaggi, formiche, rospi, meduse…
Pochi li amano, i più li perseguitano.
Ci siamo messi nei loro panni e ci siamo resi conto che non solo
soffrono, amano, desiderano e sono in grado di fare scelte, ma contribuiscono
al mantenimento dell’equilibrio ambientale dal quale dipende
la vita di tutti, anche la nostra. E strada facendo abbiamo avuto
modo di incontrare talpe, vespe, afidi, pidocchi e tanti altri piccoli,
miserabili, nostri compagni di viaggio. Le pagine che seguono sono
state scritte senza pretese scientifiche, ma cercando di rappresentare
la realtà.
Confidiamo che, dopo averle lette, anche se non riuscirete ad amare
i protagonisti, cercherete almeno, nei limiti del possibile, di
rispettarli. |
L’Anguilla
L’Ape
Le Tèrmiti
Il Salmone
La Volpe
Il Cuculo
La Rondine |
L’ARTE DI SOPRAVVIVERE
Reticulitermes lucifugus
(Il capitolo estratto dal volume "Vite difficili"
dedicato alla tèrmite)
Prologo
Si chiama isottero o tèrmite.
Attenzione all’accento! Deve cadere sulla prima sillaba (tèrmite);
se cade sulla seconda non si parla di un insetto, ma di una miscela
di ossido di ferro e polvere di alluminio.
Un suo antenato (uralotermes permianum), trovato nella zona degli Urali,
ha la rispettabile età di 225 milioni di anni.
è perciò una delle creature più antiche, ma anche
una delle meno conosciute, al punto che fino a non molti anni fa veniva
confusa con la formica.
La sua vita, miserevole e meravigliosa, merita invece qualche attenzione.
Quello che ha saputo fare questo insetto, vulnerabile ed indifeso, per
sopravvivere fino ai tempi nostri ha infatti dell’incredibile.
Le
antenate
La nostra storia comincia 280 milioni di anni fa.
Siamo nell’era paleozoica, nel periodo detto Permiano, dalla regione
russa di Perm, dove è stata rinvenuta per la prima volta una
roccia dell’epoca.
La terre emerse si sono riunite formando un enorme continente (Pangea).
La parte settentrionale, che comprende grosso modo le attuali Europa,
America settentrionale e Nord Africa, costituisce un immenso deserto.
La parte meridionale è invece già ricca di vita vegetale
e animale. Ricoperta di piante a basso fusto, soprattutto felci, è
popolata prevalentemente da rettili; sono però apparsi anche
i primi insetti.
Tra questi le tèrmiti, che costituiscono una comunità
laboriosa e pacifica.
Il loro nido, scavato nel terreno, comprende numerose camere e gallerie.
Nella parte più interna e riparata vive la regina, un immane
ventre gonfio di uova dal quale spunta, come una capocchia di spillo,
una piccolissima testa. Incapace di muoversi passa il giorno e la notte
a deporre uova, all’impressionante ritmo di una al secondo.
Accanto a lei, piccolo e gracile, trascorre le giornate il sovrano.
Devoto e sottomesso non si allontana mai dalla grande consorte.
Schiere di operaie entrano ed escono dalla camera; alcune raccolgono
le uova, le puliscono le umidificano e le trasportano in altre stanze;
altre si occupano di nutrire la coppia reale rigurgitando cibo già
parzialmente digerito. Altri componenti la colonia sono invece dediti
ad attività esterne, per la ricerca del cibo che deve sfamare
l’intera collettività.
Non esistono guerrieri e le tèrmiti non hanno armi.
Anche le robuste mandibole vengono impiegate solo come strumenti per
la costruzione del nido e per la raccolta, la preparazione ed il trasporto
del cibo. Le armi infatti sarebbero inutili, non esistendo nemici dai
quali si debbano difendere. Ci sono, è vero, alcuni rettili che
di tanto in tanto ne fanno autentiche scorpacciate, ma contro di loro
ogni difesa sarebbe vana e solo la fuga può dare qualche speranza
di salvezza.
Dal triassico all’oligocene
Finita l’era paleozoica inizia l’era mesozoica. Siamo nel
periodo detto Triassico, iniziato 225 milioni di anni fa.
Sulla terra sono apparsi i primi mammiferi e le prime mosche. Sono presenti
anche i dinosauri, ma minuscoli, non più grandi di 15 cm.
E le tèrmiti continuano a vivere e prosperare.
I loro insediamenti sono aumentati di numero e sono divenuti imponenti.
Alcuni arrivano ad ospitare milioni di individui; è stato perciò
necessario elaborare complicati sistemi di aerazione per assicurare
il necessario ricambio dell’aria.
Passano 32 milioni di anni. Entriamo nel periodo Giurassico (dal Giura
svizzero e francese, la cui formazione risale appunto a questo periodo).
Dinosauri e pterosauri enormi dominano la vita sulla terra; tra i più
grandi il Diplodoco, del peso di 35 tonnellate, lungo quanto tre autobus.
E' comparso anche il primo uccello, l’Archaeopteryx, ma in realtà
altro non è che un dinosauro piumato che ha imparato a volare.
In molte zone il mare ha invaso le terre emerse e molti termitai sono
stati distrutti; altrove però le tèrmiti continuano la
loro vita, adattandosi egregiamente alle variazioni climatiche.
Nel periodo Cretacico, iniziato 136 milioni di anni fa, un braccio di
mare si insinua tra l’Africa e l’America Settentrionale,
il clima diviene mite, con stagioni alterne e compaiono grandi varietà
di uccelli. Verso la fine del periodo, durato 71 milioni di anni, si
estinguono i dinosauri.
E le tèrmiti continuano la vita di sempre, facendo lunghe escursioni
diurne fuori dal nido, per raccogliere humus, che ora abbonda ovunque.
Dopo il Cretacico inizia il periodo detto Eocene, il primo dell’era
cenozoica (della vita recente).
Compaiono i progenitori dell’elefante, del rinoceronte, del cavallo,
del maiale, dei bovini, degli ovini, delle scimmie.
Compaiono anche insetti di ogni tipo e, tra questi, le formiche, destinate
a cambiare radicalmente la vita delle tèrmiti, dopo 160 milioni
di anni di relativa tranquillità.
Forti e aggressive compiono autentiche stragi di tèrmiti che,
molli e indifese, non possono opporre alcuna resistenza. Penetrano nei
nidi, mutilano le occupanti e le trasportano ancora vive nei formicai
come riserva di cibo.
La
grande fame
Siamo giunti al periodo detto Miocene, 26 milioni di anni fa. L’uomo
non ha ancora fatto la sua comparsa ma un primate antropoide, che viveva
nell’Africa centrale, il Proconsul, è migrato in Asia ed
in Europa.
E le antiche tèrmiti sono sull’orlo dell’estinzione.
Le regine continuano a deporre uova con il solito ritmo: una al secondo,
ottantaseimila al giorno, trenta milioni all’anno. Ma le insaziabili
formiche fanno di più, e i termitai si spopolano.
Si impone una decisione terribile.
I nidi dovranno essere completamente sigillati, così le terribili
predatrici non potranno più entrare... ma per contro le abitanti
non potranno uscire, neppure per la raccolta dell’humus, che rappresenta
il loro indispensabile nutrimento.
Arriva l’ordine, non è dato sapere da chi.
Tutti i termitai vengono ermeticamente sigillati con un impasto resistente
quanto il cemento, formato da saliva, escrementi e granelli di sabbia.
Il pericolo formiche è scongiurato, ma le povere tèrmiti
sono murate vive.
Passano i giorni e nei nidi non si trova più nulla di commestibile.
Le prigioniere mangiano e rimangiano le loro feci, ormai prive di qualsiasi
elemento nutritivo. Le più deboli muoiono, e vengono divorate
dalle altre; le nascite diminuiscono sia perché la regina, molto
deperita, ha rallentato la deposizione delle uova, sia perché
uova e larve spesso vengono divorate dalle operaie che dovrebbero accudirle.
Col passare dei mesi poche superstiti si aggirano nelle tenebre, cercando
di mantenere viva la coppia reale, unica debole speranza di sopravvivenza
della specie.
La salvezza
Divorato tutto il divorabile a disposizione, non rimangono che le radici
che attraversano il terreno. Le tèrmiti cominciano perciò,
con grande pazienza, a frantumare con le mandibole tutto il legno che
trovano e, dopo averne fatto una poltiglia, lo ingurgitano.
Ciò che ingoiano altro non è che cellulosa e, come la
quasi totalità degli animali, non sono in grado di assimilarla.
La maggior parte delle tèrmiti continua perciò a deperire,
ma non tutte. Alcune hanno ripreso le forze e sembrano in ottima salute.
Eppure hanno mangiato solo legno, come tutte le altre.
è accaduto che le fortunate hanno trovato dei microscopici amici,
dei protozoi, che si sono annidati nel loro intestino e ne hanno fatto
il loro ambiente di vita.
Nascono, assorbono per invaginazione le particelle di legno, le digeriscono
e muoiono. A questo punto vengono a loro volta digeriti dalle ospiti
che ne traggono l’indispensabile nutrimento.
Tutto questo le tèrmiti non possono saperlo, ma non perdono d’occhio
le fortunate e, non appena queste espellono le feci, le ingurgitano
a loro volta. E riacquistano le forze.
In breve nelle tenebre dei lunghi corridoi dei termitai, ritorna la
speranza. Legno, anche senza salire in superficie, se ne trova sempre;
ed ora ci sono le vivandiere in grado di trasformarlo in appetitosa
pietanza per il re, la regina, le larve e gli altri abitanti.
Incuranti delle trasformazioni che nel frattempo subisce il globo terrestre
le tenaci tèrmiti ricominciano perciò a vivere e prosperare,
nei loro rifugi a prova di formica.
Le sopravvissute
Sono trascorsi milioni di anni.
Durante il periodo detto Pliocene (7milioni di anni fa) i continenti
hanno assunto la forma attuale. Nel Pleistocene (2 milioni di anni fa)
è comparso l’uomo. Nell’Olocene (10 mila anni fa)
l’uomo ha cominciato a modificare l’ambiente addomesticando
gli animali e coltivando le terre. E siamo arrivati ai tempi nostri.
Nel loro piccolo mondo le tèrmiti sono sopravvissute contro ogni
logica.
I loro nidi sono stati perfezionati fino a divenire autentici capolavori
di ingegneria e architettura. Progettati per assicurare temperatura,
umidità e ricambio d’aria costanti si estendono nel sottosuolo
fino a raggiungere una falda d’acqua e si elevano in superficie
anche fino a 6 metri di altezza. Sono sormontati da un attico vuoto
dove sale l’aria calda generata dal metabolismo degli animali,
per poi ridiscendere dopo essersi raffreddata. E sono percorsi verticalmente
da canali le cui pareti sottili permettono all’aria esterna di
entrare.
Autentici grattacieli, se commisurati alle dimensioni degli abitanti,
tutti costruiti dall’interno, con impasto di fango, saliva, escrementi
e frammenti di legno. Monumenti colossali e resistenti, al punto che
per demolirli è necessaria la dinamite.
All’esterno sono dotati di grondaie, per evitare che l’acqua
piovana possa danneggiarli; all’interno sono suddivisi in piani,
camere, corridoi, persino locali più umidi destinati alla coltivazione
dei funghi.
In questo genere di palazzi vive la popolazione del termitaio, composta
anche da più di due milioni di individui: la coppia reale, i
reali “di complemento”, uno sterminato numero di laboriosi
operai e i guerrieri, nuova casta venutasi a creare nei secoli per assicurare
la difesa della colonia.
Come tutte le creature che non godono dei benefici del sole, piante
comprese, le tèrmiti sono divenute estremamente pallide; sono
perciò impropriamente chiamate anche formiche bianche. E sono
cieche, dato che a nulla servirebbero gli organi della vista nel buio
della loro perenne sepoltura.
Teste coronate
Nel termitaio gli abitanti provvedono con ordine ai compiti loro assegnati
per la sopravvivenza della specie.
La regina ed il re trascorrono le giornate nella camera nuziale.
La prima è incapace di muoversi a causa del ventre mostruosamente
sviluppato, simile ad un salsicciotto molle, lungo fino a 10 centimetri
Depone uova in continuazione, circondata da squadre di minuscoli operai;
alcuni prelevano le uova man mano che escono dall’enorme ventre
e ne approfittano per lambire il fluido che stilla dall’orifizio
della sovrana di cui sono molto ghiotti. Altri nutrono in continuazione
l’augusta genitrice con i loro rigurgiti.
Il re si limita a vivere accanto alla sposa, fecondandola di tanto in
tanto. Fedelissimo, non si allontana mai; solo quando i morsi della
fame si fanno sentire si avvicina ad un operaio e, con palpeggiamenti
delle antenne, chiede di essere sfamato.
La longevità dei reali è straordinaria: per talune specie
si parla addirittura di 80 anni. La loro vita è però legata
alla generosità delle ovaie della sovrana; quando queste accennano
ad esaurirsi gli operai cessano la somministrazione del cibo e decretano
la fine della coppia. Poi, dopo avere banchettato con i resti (nel termitaio
nulla deve andare perduto) introducono nella camera nuziale una nuova
coppia di reali.
Le tèrmiti infatti si permettono il lusso di mantenere ed accudire
alcuni individui,
maschi e femmine, capaci di procreare. Sono i “reali di complemento”
destinati a garantire la continuità della colonia nel caso venissero
a mancare il re o la regina. Trascorrono le loro giornate nell’ozio
più assoluto, in apposita camera, ma non si accoppiano e non
depongono uova. Lo faranno solo se e quando dovessero essere chiamati
a salire sul trono.
Rigida economia del termitaio
I reali devono provvedere solo alla continuazione della specie; tutte
le altre faccende sono riservate agli operai.
Costruiscono, ingrandiscono e riparano il nido; raccolgono, trasportano
e umidificano le uova; nutrono re, regina, reali di complemento e guerrieri;
scendono fino alla falda acquifera per rifornire le loro ghiandole salivari
e poi dissetare i compagni e inumidire le zone del nido che ne abbisognano,
partecipano alla difesa del termitaio nel caso di incursioni nemiche,
costruendo anche barriere a protezione delle camere interne.
Sorprendente è il regime di rigida economia cui le tèrmiti
sono costrette dal destino. Nulla va perduto nel termitaio, e non esistono
rifiuti.
Il legno, pazientemente triturato e ridotto in poltiglia, rappresenta
la fonte principale di alimentazione.
Ma non è l’unica. I compagni morti siano reali, operai
o guerrieri; i nemici uccisi; le spoglie lasciate dopo le varie mute;
tutto viene prontamente divorato. Persino gli escrementi vengono mangiati
e spesso migliorano ad ogni digestione, arricchendosi di protozoi intestinali;
poi dopo numerosi cicli digestivi non vengono abbandonati, ma sono impiegati
come materia prima per rivestire le pareti o chiudere qualche fessura.
Pur essendo incapaci di sprecare qualsivoglia pur misera risorsa le
tèrmiti sono generosissime.
Se qualcuno ha fame, qualunque sia la sua classe, è sufficiente
un colpo di antenna perché l’operaia rigurgiti il contenuto
dello stomaco per sfamarlo. E se lo stomaco è vuoto presenta
l’orifizio anale, cedendo generosamente il contenuto del suo intestino.
Arrivano i nostri
Trovatasi nella necessità di difendersi dai nuovi nemici la tèrmite,
nel corso dei secoli, ha fatto nascere le proprie armi dal suo stesso
corpo.
è sorta così la casta dei guerrieri.
Nascono da uova identiche a quelle da cui nascono le operaie, ma si
sviluppano diversamente divenendo esseri, nel loro piccolo, assolutamente
mostruosi.
Sterili e ciechi, hanno un capo molto grande, ricoperto da una durissima
corazza cornea, che sostiene due enormi mandibole, simili a tenaglie.
Il resto del corpo è invece molle e indifeso.
Trascorrono le giornate nell’ozio più completo, trascinando
faticosamente le pesanti appendici solo per chiedere del cibo a qualche
operaio di passaggio.
Ma sono tutt’altro che inutili.
Può capitare che le formiche, approfittando di qualche fessura
dei canali di aerazione o di qualche frana, si creino un varco e penetrino
nel termitaio. Accorrono allora i guerrieri e si avventano sul nemico
cercando di respingerlo o annientarlo a colpi di tenaglia.
E se non ci riescono, il rimedio è drastico.
I guerrieri frenano come possono l’irruenza degli invasori e,
alle loro spalle, le operaie erigono un muro che impedisce l’accesso
alle gallerie.
I guerrieri, rimasti senza via di scampo, soccomberanno, ma il loro
sacrificio avrà salvato l’intera colonia.
In alcune specie le armi sono più sofisticate; ad esempio i guerrieri
di una particolare famiglia, gli entermes, chiamati “nasuti”,
dispongono di una appendice cornea a forma di proboscide o siringa dalla
quale lanciano un liquido appiccicoso che paralizza i nemici.
è una delle specie più evolute, che organizza anche sortite
notturne in massa, per la raccolta del cibo. In colonne ben allineate
si muovono tra due barriere di guerrieri che, con le appendici rivolte
all’esterno, sono pronti a “sparare” su eventuali
assalitori.
Ma questa è un’altra storia.
Il giorno della pazzia
Nella parsimoniosa, previdente e calcolatrice comunità del termitaio
una volta all’anno arriva il giorno della follia.
Nelle settimane precedenti gli operai sono stati costretti ad un lavoro
straordinario. La colonia si è arricchita di uno sterminato numero
di nuovi nati, adorni di lunghe e trasparenti ali.
Insetti perfetti, provvisti di sesso, maschi e femmine in grado di procreare.
Incapaci però di nutrirsi da soli anche perché privi dei
protozoi, che consentono di digerire la cellulosa.
Gli operai hanno perciò dovuto adoperarsi oltre misura per placare
la giovane fame dei nuovi arrivati.
Ad un certo punto, al termine dell’estate ed all’avvicinarsi
della stagione delle piogge, l’impenetrabile cittadella si mostra
all’improvviso crivellata da strette aperture, dietro ognuna delle
quali spunta la vigile testa di un guerriero.
Ad un segnale, lanciato non è dato sapere come dalla potenza
invisibile che governa il termitaio, i guerrieri lasciano libere le
aperture. E sul grandioso edificio, come da una caldaia a pressione,
si alza una nuvola che sembra di vapore. è formata dai milioni
di ali delle giovani tèrmiti che si precipitano all’esterno,
volando verso il cielo, in una sorta di utopistico volo nuziale, destinato,
salvo rare eccezioni, a concludersi tragicamente.
La speranza di libertà e di amore infatti dura poco. Qualche
minuto e tutti cadono pesantemente a terra. E qui sono attesi da uccelli,
rettili, formiche, libellule e tanti altri animali che, avvisati dai
preparativi o dall’istinto, attendono le sventurate tèrmiti
per trasformarle in succulento banchetto.
Una autentica strage, anche perché il ritorno al termitaio è
precluso. Le operaie si sono infatti affrettate a sigillare nuovamente
tutte le aperture e chi è rimasto fuori è destinato a
non più rientrare.
Epilogo
Una coppia è sopravvissuta alla strage.
La femmina corre verso la salvezza ed il maschio la segue.
I due sposi, trovano finalmente un posto adatto e scavano un piccolo
rifugio che sigillano completamente; poi si strappano le ali e le divorano
per riacquistare le forze. E realizzano il loro sogno d’amore.
Nei giorni seguenti la sposa inizierà la lunga carriera di riproduttrice,
amorevolmente assistita dal compagno, che per tutta la vita non la abbandonerà
mai.
Per nutrirsi qualche frammento di humus (sostanze vegetali decomposte
o già digerite da batteri); poi, per sopravvivere, il triste
espediente dell’infanticidio.
I neonati sopravvissuti saranno nutriti con i rigurgiti e le feci dei
genitori. Poi saranno loro a nutrire il re e la regina. E un nuovo termitaio
comincerà la sua lunga, miserevole e meravigliosa storia.
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