Scuola del Libro
Cooperativa Raccolto
home

Due testi del volume "Spazio ai caratteri":
El Lissitskij
e Gianni Degli Antoni



Una nuova percezione visiva del libro

di El Lissitskij

 


“Gutenberg, inventore della stampa a caratteri mobili, stampò alcuni volumi che, almeno fino ad oggi, sono la massima conquista dell’arte del libro. Seguono alcuni secoli privi, in questo campo, di invenzioni fondamentali; la tecnica nuova copia la vecchia produzione, il libro stampato copia il manoscritto. Nell’arte del libro troviamo delle varianti più o meno da virtuosi, accompagnate dal perfezionamento tecnico dei mezzi di produzione (…).
Non si deve pensare che soltanto la macchina, vale a dire la sostituzione del lavoro manuale con quello meccanico, sia la causa fondamentale per cui si modificano l’aspetto esteriore e la forma dell’oggetto. A determinare le modificazioni con le sue esigenze è in primo luogo l’utente, cioè l’ambiente sociale da cui parte l’ordinazione. Ai nostri tempi non si tratta di una limitata cerchia di persone, di un’élite, bensì, di tutti, della massa. La idea che oggi muove le masse viene chiamata materialismo, ma la nostra epoca è invece caratterizzata da un processo di smaterializzazione. Prendiamo un esempio: la corrispondenza epistolare aumenta, si moltiplicano il numero delle lettere, i fogli di carta per scriverle, il materiale impiegato, ed ecco venirci in aiuto il telefono. Poi la rete telefonica si estende, si dilaga l’impiego del materiale necessario per i cavi e per i fili, ed ecco venirci in aiuto la radio. Il materiale diminuisce, e noi smaterializziamo, sostituiamo una gran massa di materiale con energia libera. Questo è il segno della nostra epoca.
Fin quando avremo bisogno del libro quale oggetto tangibile, vale a dire finché esso non verrà sostituito da apparecchi fonici di nuova invenzione, o dal cinema sonoro, noi dobbiamo attenderci da un giorno all’altro un’invenzione fondamentale nel campo della produzione libraria, per metterci anche qui al passo con l’epoca e con il suo ritmo. Abbiamo già motivo di supporre che quest’invenzione ce la dobbiamo a attendere in un settore adiacente al nostro, in quello della “impressione luminosa”. Intendo parlare di una macchina che trasferisce la composizione sulla pellicola e di una macchina che copia il negativo della composizione su carta sensibile. Noi conosciamo due specie di scrittura: un segno per ogni concetto, vale a dire gli ideogrammi (oggi in Cina) e un segno per ciascun suono, vale a dire le lettere. Il processo della lettera in confronto all’ideogramma è relativo. L’ideogramma è di carattere internazionale. Ciò vuol dire che se un russo, un tedesco o un americano impereranno gli ideogrammi relativi ai vari concetti, essi potranno leggere in cinese o in egiziano antico, senza aver imparato a parlare queste lingue, dato che qui il linguaggio e la scrittura sono due concetti diversi. Ad esempio, per il concetto di “buono” o “cattivo”, gli ideogrammi giapponesi dispongono di numerose sfumature, mentre il linguaggio orale non ne possiede tante. Il discorso visivo è più ricco di quello sonoro. Si tratta di una prerogativa che il libro, composto di lettere, ha ormai perso. Quindi, ritengo che la forma del libro del futuro dovrà essere plastico-figurativa.
Possiamo dire che: il libro degli ideogrammi è internazionale (per lo meno potenzialmente); il libro, stampato con le lettere, è nazionale; il libro del futuro sarà nazionale e per comprenderlo, ci vorrà pochissimo studio.
Oggi per la parola abbiamo due misure. Come il suono, la parola è una funzione del tempo, mentre l’immagine è una funzione dello spazio. Il libro del futuro dovrà essere l’una e l’altra. Con ciò stesso l’automatismo del libro attuale verrà superato, in quanto l’immagine automatizzata del mondo cessa di esistere per i nostri sensi e noi ci sentiamo nel vuoto (...).
Noi sappiamo che in considerazione degli stretti legami intercorrenti tra l’attualità e il processo generale in corso attorno a noi, data la sempre maggiore sensibilità del nostro nervo ottico, dato il costante lievitare della capacità inventiva, potremo finalmente imprimere al libro, quale opera d’arte, un nuovo e valido slancio. Quanto a noi, saremo soddisfatti se nel nostro libro riusciremo a rispecchiare il processo lirico ed epico del nostro tempo”.

(scritto del 1927 pubblicato solo nel 1964 su L’Europa Letteraria di G. Vigorelli, e ripreso nel volume "Spazio ai caratteri, l'Umanitaria e la Scuola del Libro")



Il libro on demand tra la carta,
gli sms, il web

di Gianni Degli Antoni

La storia della Scuola del Libro fin qui ricostruita ha illustrato anche un mondo poligrafico alle prese con una continua evoluzione tecnologica, in linea con le richieste delle industrie editoriali e le aspettative di un’utenza finale sempre più esigente (libri tascabili, carte patinate, quotidiani a colori, pubblicità e gadget di tutti i tipi). Già nel 1927, ad esempio, l’artista sovietico El Lisitskij, si rendeva conto che “fin quando avremo bisogno del libro quale oggetto tangibile, vale a dire finché esso non verrà sostituito da apparecchi fonici di nuova invenzione, o dal cinema sonoro, noi dobbiamo attenderci da un giorno all’altro un’invenzione fondamentale nel campo della produzione libraria, per metterci anche qui al passo con l’epoca e con il suo ritmo”. Oggi, altre ed incalzanti innovazioni stanno implementando nuove trasformazioni dei segni, dei linguaggi e dei testi secondo sistemi già rintracciati e pronti a una nuova classificazione. Ad esempio, nonostante qualche esperimento sporadico (uno su tutti, il caso di Stephen King), pare ancora virtuale quello che gli addetti ai lavori cominciavano a chiedersi pochi anni fa su quali sarebbero state le nuove frontiere del libro, immaginando già una nuova fase dell’editoria in formato elettronico.
Su questi temi, abbiamo coinvolto Gianni Degli Antoni, guru dell’informatica (già ideatore dell’Associazione Italiana Multimedialità – oggi Novamultimedia – è coordinatore del Dottorato di Informatica dell’Università degli Studi di Milano e Crema), ponendogli una semplice domanda: dai tempi dell’indaffarato Gutenberg, il libro di carta è davvero destinato a scomparire nel web?essuna competizione sensata immagino di addurre tra pagine di carta stampata e pagine web. Sarebbe come far competere il tram a cavalli con il subway, se si intendono le pagine nella loro evoluzione pietra – papiro – tavoletta di cera – cliché, ecc.
Ma la storia deve fare un passo avanti, urge un salto di creatività… Occorre dare lo spazio alla fantasia e spetta alla scienza di fare passi avanti. In termini globali, adesso abbiamo una tecnologia quasi fantascientifica. La tecnologia è una promessa, è il mondo che realizza il possibile: è giusto che sia mercato, ma è giusto anche che la promessa sia mantenuta. Per ora, le tecnologie non hanno mantenuto la promessa di migliorare il mondo. Ma la soluzione è forse eliminare le tecnologie dal mondo? Questo è impossibile. Al contrario, le tecnologie devono essere usate di più, per aumentare il valore della promessa.
Nel caso del libro, o della carta stampata, il futuro è già intorno a noi (per lo meno da un punto di vista su scala mondiale), con il “book on demand”, con il “e-learning”, con i CD interattivi, con collegamenti rapidi ad internet, link differenziati, “fermi pagina” automatici (come il “pause” degli odierni supporti DVD). Senza l’ausilio di un CD complementare, il libro rimane una romantica e bella iniziativa, ma non corrisponde alla transizione. Io intendo salvare il libro di carta, ma renderlo sottile, leggero, davvero d’ausilio al lettore. Oggi i testi non sono fruibili, perché sono troppo voluminosi. Oltretutto, c’è il problema della carta. Occorre passare, nella produzione di libri, ad un uso non negativo (ovvero senza produzione di Co2) del petrolio o altro.
L’obiettivo è internet, tutto e subito, il solo modo di misurare la qualità. E come nella poesia la sintesi é misura di qualità, nei testi la brevità sarà la carta vincente. Quindi: nuovi libri più sottili, più leggeri con poca carta e in numero decisamente più contenuto, libri utilizzabili accanto al computer quasi come una guida… verifica dello sforzo intellettuale… autocoscienza.
Con più spazio a disposizione tra le pareti domestiche (nelle biblioteche, nelle università), in attesa di display migliorati (che ci saranno presto) per agevolare la lettura dei testi a video. Gli sms hanno già insegnato che si può scrivere con meno e che il più non è necessariamente il meglio. Troppe cose dobbiamo avvicinare durante la vita per ripercorrere un capitolo chiuso (quello del libro?). E siccome per molte ragioni tutto si fa alla fine, di fatto l’ignoranza dilaga ed é inversamente proporzionale al volume dei libri inutilmente comprati ed usati dalla società per non cambiare nulla. Questa é la vera utilità del libro, o l’amara verità?

(testo raccolto da Daniele Oppi
presente nel volume "Spazio ai caratteri, l'Umanitaria e la Scuola del Libro")


 
Composizione impaginativa
di Lissitskij, artista sovietico
di rilievo, sia nel puro esercizio
creativo, che nel metterlo
al servizio della comunicazione
e della struttura architettonica.
anni ‘20
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
     
Cooperativa Raccolto