|
“Gutenberg, inventore della stampa a caratteri mobili, stampò
alcuni volumi che, almeno fino ad oggi, sono la massima conquista dell’arte
del libro. Seguono alcuni secoli privi, in questo campo, di invenzioni
fondamentali; la tecnica nuova copia la vecchia produzione, il libro
stampato copia il manoscritto. Nell’arte del libro troviamo delle
varianti più o meno da virtuosi, accompagnate dal perfezionamento
tecnico dei mezzi di produzione (…).
Non si deve pensare che soltanto la macchina, vale a dire la sostituzione
del lavoro manuale con quello meccanico, sia la causa fondamentale per
cui si modificano l’aspetto esteriore e la forma dell’oggetto.
A determinare le modificazioni con le sue esigenze è in primo
luogo l’utente, cioè l’ambiente sociale da cui parte
l’ordinazione. Ai nostri tempi non si tratta di una limitata cerchia
di persone, di un’élite, bensì, di tutti, della
massa. La idea che oggi muove le masse viene chiamata materialismo,
ma la nostra epoca è invece caratterizzata da un processo di
smaterializzazione. Prendiamo un esempio: la corrispondenza epistolare
aumenta, si moltiplicano il numero delle lettere, i fogli di carta per
scriverle, il materiale impiegato, ed ecco venirci in aiuto il telefono.
Poi la rete telefonica si estende, si dilaga l’impiego del materiale
necessario per i cavi e per i fili, ed ecco venirci in aiuto la radio.
Il materiale diminuisce, e noi smaterializziamo, sostituiamo una gran
massa di materiale con energia libera. Questo è il segno della
nostra epoca.
Fin quando avremo bisogno del libro quale oggetto tangibile, vale a
dire finché esso non verrà sostituito da apparecchi fonici
di nuova invenzione, o dal cinema sonoro, noi dobbiamo attenderci da
un giorno all’altro un’invenzione fondamentale nel campo
della produzione libraria, per metterci anche qui al passo con l’epoca
e con il suo ritmo. Abbiamo già motivo di supporre che quest’invenzione
ce la dobbiamo a attendere in un settore adiacente al nostro, in quello
della “impressione luminosa”. Intendo parlare di una macchina
che trasferisce la composizione sulla pellicola e di una macchina che
copia il negativo della composizione su carta sensibile. Noi conosciamo
due specie di scrittura: un segno per ogni concetto, vale a dire gli
ideogrammi (oggi in Cina) e un segno per ciascun suono, vale a dire
le lettere. Il processo della lettera in confronto all’ideogramma
è relativo. L’ideogramma è di carattere internazionale.
Ciò vuol dire che se un russo, un tedesco o un americano impereranno
gli ideogrammi relativi ai vari concetti, essi potranno leggere in cinese
o in egiziano antico, senza aver imparato a parlare queste lingue, dato
che qui il linguaggio e la scrittura sono due concetti diversi. Ad esempio,
per il concetto di “buono” o “cattivo”, gli
ideogrammi giapponesi dispongono di numerose sfumature, mentre il linguaggio
orale non ne possiede tante. Il discorso visivo è più
ricco di quello sonoro. Si tratta di una prerogativa che il libro, composto
di lettere, ha ormai perso. Quindi, ritengo che la forma del libro del
futuro dovrà essere plastico-figurativa.
Possiamo dire che: il libro degli ideogrammi è internazionale
(per lo meno potenzialmente); il libro, stampato con le lettere, è
nazionale; il libro del futuro sarà nazionale e per comprenderlo,
ci vorrà pochissimo studio.
Oggi per la parola abbiamo due misure. Come il suono, la parola è
una funzione del tempo, mentre l’immagine è una funzione
dello spazio. Il libro del futuro dovrà essere l’una e
l’altra. Con ciò stesso l’automatismo del libro attuale
verrà superato, in quanto l’immagine automatizzata del
mondo cessa di esistere per i nostri sensi e noi ci sentiamo nel vuoto
(...).
Noi sappiamo che in considerazione degli stretti legami intercorrenti
tra l’attualità e il processo generale in corso attorno
a noi, data la sempre maggiore sensibilità del nostro nervo ottico,
dato il costante lievitare della capacità inventiva, potremo
finalmente imprimere al libro, quale opera d’arte, un nuovo e
valido slancio. Quanto a noi, saremo soddisfatti se nel nostro libro
riusciremo a rispecchiare il processo lirico ed epico del nostro tempo”.
(scritto
del 1927 pubblicato solo nel 1964 su L’Europa Letteraria di G.
Vigorelli, e ripreso nel volume "Spazio ai caratteri, l'Umanitaria
e la Scuola del Libro")
Il libro on demand tra la carta,
gli sms, il web
di Gianni Degli Antoni
La storia
della Scuola del Libro fin qui ricostruita ha illustrato anche un mondo
poligrafico alle prese con una continua evoluzione tecnologica, in linea
con le richieste delle industrie editoriali e le aspettative di un’utenza
finale sempre più esigente (libri tascabili, carte patinate,
quotidiani a colori, pubblicità e gadget di tutti i tipi). Già
nel 1927, ad esempio, l’artista sovietico El Lisitskij, si rendeva
conto che “fin quando avremo bisogno del libro quale oggetto tangibile,
vale a dire finché esso non verrà sostituito da apparecchi
fonici di nuova invenzione, o dal cinema sonoro, noi dobbiamo attenderci
da un giorno all’altro un’invenzione fondamentale nel campo
della produzione libraria, per metterci anche qui al passo con l’epoca
e con il suo ritmo”. Oggi, altre ed incalzanti innovazioni stanno
implementando nuove trasformazioni dei segni, dei linguaggi e dei testi
secondo sistemi già rintracciati e pronti a una nuova classificazione.
Ad esempio, nonostante qualche esperimento sporadico (uno su tutti,
il caso di Stephen King), pare ancora virtuale quello che gli addetti
ai lavori cominciavano a chiedersi pochi anni fa su quali sarebbero
state le nuove frontiere del libro, immaginando già una nuova
fase dell’editoria in formato elettronico.
Su questi temi, abbiamo coinvolto Gianni Degli Antoni, guru dell’informatica
(già ideatore dell’Associazione Italiana Multimedialità
– oggi Novamultimedia – è coordinatore del Dottorato
di Informatica dell’Università degli Studi di Milano e
Crema), ponendogli una semplice domanda: dai tempi dell’indaffarato
Gutenberg, il libro di carta è davvero destinato a scomparire
nel web?essuna competizione sensata immagino di addurre tra pagine di
carta stampata e pagine web. Sarebbe come far competere il tram a cavalli
con il subway, se si intendono le pagine nella loro evoluzione pietra
– papiro – tavoletta di cera – cliché, ecc.
Ma la storia deve fare un passo avanti, urge un salto di creatività…
Occorre dare lo spazio alla fantasia e spetta alla scienza di fare passi
avanti. In termini globali, adesso abbiamo una tecnologia quasi fantascientifica.
La tecnologia è una promessa, è il mondo che realizza
il possibile: è giusto che sia mercato, ma è giusto anche
che la promessa sia mantenuta. Per ora, le tecnologie non hanno mantenuto
la promessa di migliorare il mondo. Ma la soluzione è forse eliminare
le tecnologie dal mondo? Questo è impossibile. Al contrario,
le tecnologie devono essere usate di più, per aumentare il valore
della promessa.
Nel caso del libro, o della carta stampata, il futuro è già
intorno a noi (per lo meno da un punto di vista su scala mondiale),
con il “book on demand”, con il “e-learning”,
con i CD interattivi, con collegamenti rapidi ad internet, link differenziati,
“fermi pagina” automatici (come il “pause” degli
odierni supporti DVD). Senza l’ausilio di un CD complementare,
il libro rimane una romantica e bella iniziativa, ma non corrisponde
alla transizione. Io intendo salvare il libro di carta, ma renderlo
sottile, leggero, davvero d’ausilio al lettore. Oggi i testi non
sono fruibili, perché sono troppo voluminosi. Oltretutto, c’è
il problema della carta. Occorre passare, nella produzione di libri,
ad un uso non negativo (ovvero senza produzione di Co2) del petrolio
o altro.
L’obiettivo è internet, tutto e subito, il solo modo di
misurare la qualità. E come nella poesia la sintesi é
misura di qualità, nei testi la brevità sarà la
carta vincente. Quindi: nuovi libri più sottili, più leggeri
con poca carta e in numero decisamente più contenuto, libri utilizzabili
accanto al computer quasi come una guida… verifica dello sforzo
intellettuale… autocoscienza.
Con più spazio a disposizione tra le pareti domestiche (nelle
biblioteche, nelle università), in attesa di display migliorati
(che ci saranno presto) per agevolare la lettura dei testi a video.
Gli sms hanno già insegnato che si può scrivere con meno
e che il più non è necessariamente il meglio. Troppe cose
dobbiamo avvicinare durante la vita per ripercorrere un capitolo chiuso
(quello del libro?). E siccome per molte ragioni tutto si fa alla fine,
di fatto l’ignoranza dilaga ed é inversamente proporzionale
al volume dei libri inutilmente comprati ed usati dalla società
per non cambiare nulla. Questa é la vera utilità del libro,
o l’amara verità?
(testo raccolto da Daniele Oppi presente
nel volume "Spazio ai caratteri, l'Umanitaria e la Scuola del Libro")
|
|