Cooperativa Raccolto
 


9/01-4/04

06/04-11/04

11/04-04/05

04/05-06/06
Questo documento raccoglie lo storico del Raccolto. Tutti gli articoli e le notizie apparsi sul sito della cooperativa. I PDF si riferiscono ai periodi precedenti.  

Marzo 2007 - Due nuovi importanti appuntamenti con il libro
che risveglia la coscienza europea
nei giovani

L'orso europeo alla fiera OFF'08 di Bruxelles.
h: 16.30 - 18.30 : Lettura e discussione su "L'orso europeo" di Gianfranco Draghi: come si sentono i nostri giochi in Europa, nel proprio paese ed in viaggio, cosa si raccontano quando si incontrano? E noi?
Per bambini dai 4 ai 12 anni.
L'orso europeo a la première foire du livre OFF en Belgique
h:16.30 - 18.30 : Lecture-discussion autour de L'orso europeo de Gianfranco Draghi: Comment nos jouets se sentent-ils en Europe, dans leur propre pays et en voyage, que se racontent-ils lorsqu'ils se retrouvent... Et nous? (franco-italien).
Enfants de 4 à 12 ans.
5 - 9 marzo 2008 ESCAUT, 60 Rue de l’Escaut – 1080 Bruxelles
Iniziativa a cura di Daniela Terrile e Sylvie Leroy.



Febbraio 2007
- Le Foibe e l’esodo dei giuliano-dalmati una storia rimossa
Volume RaccoltoEdizioni
a cura di Giancarlo Restelli
in collaborazione con Luciano Bagnato, Anna Nunziante, Vittoria Tripodi
Con un contributo di Gottfried Wagner

Alla fine della Grande Guerra, quando i nazionalismi si affermano, il Regno di Italia comincia una politica di italianizzazione forzata delle “terre irredente”. Funzionari e impiegati pubblici sostituiscono i locali, la lingua obbligatoria diventa l'italiano, dialetti e lingue dei popoli presenti sul territorio sono proibiti...
Dopo decenni di repressione e violenze, i contadini croati e altri elementi insorgono contro tutto ciò che è “fascismo”, spesso identificato con “Italia”. Come purtroppo accade sempre, odio crea odio e orrore. Il leader del partito comunista sloveno aveva dato la direttiva di “epurare non sulla base della nazionalità ma del fascismo”, ma è l’elemento italiano che patisce le peggiori persecuzioni, anche a causa del fatto che i posti di potere, sia economico sia di responsabilità, sono tutti occupati da italiani...
Chi non teme la verità, sia tedesco, italiano, austriaco, croato, sloveno o serbo, ha tutti i motivi per riflettere in modo critico sul proprio coinvolgimento in questo capitolo della storia europea e per rendere accessibili tutti gli archivi, pubblici e privati. Solo in questo modo si potrà formare un’Europa in grado di imparare dalla propria storia.
Questo volume fa un passo coraggioso in una buona direzione, perciò auguriamo a tutti che la lettura possa essere d’aiuto a comprendere alcune importanti dinamiche storiche da cui il futuro non è ancora stato vaccinato.


La presentazione:
Giovedì 8 febbraio 2007 ore 21.00 - Palazzo Leone da Perego
- Legnano
(MI)
Ingresso libero


Le Foibe, una tragedia nazionale ed europea
di Gottfried Wagner*

Considero questo volume molto importante, poiché espone con cognizione di causa, evitando ogni forma di strumentalizzazione politica, le relazioni storiche, molto complesse, che portarono alla tragedia delle Foibe. Attraverso una selezione molto corposa di documenti, bilanciando fonti storiche opposte, il volume è un valido esempio di ricostruzione e analisi storica di una catastrofica politica paneuropea della prima metà del XX secolo.
Infatti, chi racconta la vicenda delle Foibe senza conoscerne gli antefatti, il contesto storico ed i nessi causali, falsa la tragedia italiana ed ostacola in questo modo ogni forma di storiografia paneuropea ed umana che si impegni ad imparare dal proprio passato europeo, sia nazionale che internazionale, guardando al futuro.
In questo volume i documenti testimoniano che tutti i regimi totalitari del XX secolo, sia che si tratti di quello fascista, nazista o comunista, hanno portato all’annientamento dei gruppi e delle culture etniche. La follia della nazione e della razza “scelte” da Dio o la dittatura del proletariato hanno portato l’Europa e l’intera umanità al più grave sfascio della civilizzazione mai avvenuto nella storia.
Per questo motivo non è retorico esporre qui, in fondo al volume, alcuni fatti che ritengo indispensabili per la formazione di una opinione sul significato delle Foibe. Le Foibe devono il loro sinistro significato all’uso che ne fecero i partigiani jugoslavi durante e dopo la II guerra mondiale. Erano fosse comuni per esecuzioni sommarie collettive, in gran parte di italiani, i prigionieri venivano solitamente uccisi a coppie, legati sull’orlo della Foiba e falciati con la mitragliatrice.
Le origini antiche di un odio feroce
Sia nella Repubblica Veneta, sia nell’Impero Austro-Ungarico, il concetto di nazionalità era tanto sfumato quanto poco “etnico”. È solo dopo la prima guerra mondiale, cioè quando i nazionalismi si affermano fino a diventare razzismi di Stato, che il Regno di Italia comincia una politica di italianizzazione forzata delle “terre irredente”. Funzionari e impiegati pubblici sostituiscono i locali, la lingua obbligatoria diventa l’italiano, dialetti e lingue dei popoli presenti sul territorio sono proibiti.
Le durissime condizioni imposte dal Regno si fanno ancora più rigide ed intolleranti con il fascismo, periodo in cui si procede alla chiusura di scuole slovene e croate, al confino di esponenti sloveni e croati in Sardegna ed altre località italiane, al divieto dell’uso dello sloveno e del croato nell’amministrazione, al cambiamento dei cognomi, italianizzando quasi tutti i cognomi sloveni e croati, un vero atto di brutalità verso le identità personali.
Le leggi razziali antiebraiche e genetiche del 1938 dividono ancor più la cittadinanza in due categorie, gli "italiani puri" e gli inferiori. Duramente colpita, in particolare, la numerosa e antica comunità ebraica di Trieste, da sempre città cosmopolita e multiculturale.
L’aggressione alla Grecia obbliga i comandi italiani in difficoltà a chiedere l’intervento della Germania, mettendo così fine alla illusione della "guerra parallela". Nel 1941, dopo un criminale bombardamento su Belgrado, che viene rasa al suolo, tedeschi, ungheresi e italiani invadono la Jugoslavia, occupandola completamente in poche settimane.
All’Italia spettano: l’intera costa dalmata, parte del Montenegro, quasi l’intera Slovenia e la Croazia, sotto forma di protettorato.
La Slovenia viene annessa, e diventa la provincia di Lubiana. La Croazia diventa un regno "indipendente", con primo ministro Ante Pavelic, un fascista feroce, amico di vecchia data di Mussolini, e come re un cugino di Vittorio Emanuele III, Aimone di Aosta.
Il partito fascista e razzista croato, gli Ustascia, formato da fanatici religiosi (cattolici) e nazionalisti, appoggiati dal vescovo di Zagabria e primate di Croazia, intraprendono fin da subito un’opera di pulizia etnica nei confronti di serbi e altre minoranze, spesso spalleggiati dalle truppe italiane. L’intera Jugoslavia diventa territorio di stragi e di crudeltà. Alla fine della guerra, sarà uno dei paesi che avrà pagato il più alto tributo di morti, da calcolarsi in circa 1 milione e mezzo di persone su 16 milioni di abitanti.
“Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani.”
Ricordando che Mussolini dichiarò la guerra di aggressione contro la Jugoslavia, consideriamo quanto accadde nei due periodi della “vendetta slava” (1943 e 1945).
Crollato il regime fascista, le "terre irredente" vennero precipitosamente abbandonate. Le autorità civili (composte in gran parte da ferventi fascisti) fuggirono verso le loro città di origine, lasciando questa terra nella più totale anarchia. Le autorità militari consegnarono alle poche centinaia di tedeschi presenti non solo l’intera regione, ma anche migliaia di soldati e carabinieri, che furono in gran parte uccisi, internati, deportati in Germania.
Dopo decenni di repressione e violenze, i contadini croati e altri elementi insorgono però contro tutto ciò che è “fascismo”, purtroppo spesso identificato con “Italia”. Come purtroppo accade sempre, quando odio attira e crea odio, gli orrori furono terribili.
Il leader del partito comunista sloveno, Kardelj, aveva dato la direttiva di “epurare non sulla base della nazionalità ma del fascismo”, ma, quasi inevitabilmente, è l’elemento italiano che patisce le peggiori persecuzioni, anche a causa del fatto che i posti di potere, sia economico sia di responsabilità, sono tutti occupati da italiani.
Nel caos generale di quei mesi, furono circa 250-300 i fucilati e “infoibati” dai partigiani o dal popolo in rivolta. La stima più pessimistica parla di 600 morti.
Paradossalmente furono anche salvati e protetti, rifocillati e ospitati, migliaia e migliaia di soldati delle armate italiane allo sbando, poiché le violenze si scatenarono quasi esclusivamente verso i carabinieri, i gerarchi, le camicie nere. Molte furono le vittime tra i civili, donne, vecchi, tutti bollati come “nemici del popolo”. Furono passati alle armi anche fascisti sloveni e croati, mentre ben maggiore fu il numero di caduti tra i partigiani stessi negli scontri con l’esercito tedesco, il quale, come accennato, riprese presto il controllo del territorio.
Le Foibe, però, ebbero la loro massima intensità nei quaranta giorni dell’occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e dell’Istria, dall’aprile fino a metà giugno ‘45, quando gli Alleati rientrarono a Trieste occupata dalle milizie di Tito. Con il crollo della Germania le formazioni jugoslave si gettarono in una corsa contro il tempo verso le coste adriatiche per impedire agli anglo-americani di prendere il controllo di quelle terre.
Gli slavi giungono a Trieste, Gorizia, Fiume tra il 1° e il 3 maggio 1945, e, per quaranta giorni circa, tengono sotto controllo-sotto occupazione-la fascia adriatica. In questi terribili quaranta giorni si scatena una violenta epurazione. La volontà jugoslava è chiara: creare uno stato di fatto che preceda l’annessione,
La “jugoslavizzazione”, il tentativo cioè di annessione, è reso chiaramente da questo dispaccio del partito comunista sloveno già nel 1944: “Tenere preparato tutto l’apparato. Dappertutto, il più possibile, bandiere slovene e jugoslave. Ad eccezione di Trieste, non permettere in nessun caso manifestazioni italiane. Rinforzare l’Ozna (polizia politica)”.
Tutti coloro che possono essere considerati ostili, per un motivo o per l’altro, vengono arrestati, deportati, in parte uccisi. D’altronde, lo stesso stava accadendo in tutte le altre regioni della neonata repubblica titina. Solo a Trieste furono deportate circa ottomila persone: solo una parte di essa poté poi far ritorno a casa. I crimini ebbero per vittime militari e civili italiani, ma anche civili sloveni e croati, vittime di arresti, processi farsa, deportazioni, torture, fucilazioni e queste azioni finirono il 9 giugno quando Tito e il generale Alexander tracciarono la linea di demarcazione “Morgan”.
In quei giorni, dunque, si vive un clima di terrore. A Fiume i primi ad essere eliminati sono i fautori dello Stato Libero, coloro che negli anni a cavallo tra il 1919 e il 1925 si erano opposti alla annessione italiana; a Gorizia sono gli esponenti partigiani ad essere indicati come “concorrenziali” e fatti immediatamente prigionieri; ma è nella cruciale Trieste che si raggiunge l’apice: in città operano l’esercito popolare jugoslavo, l’Ozna; bande irregolari croate, serbe, slovene, (e anche italiane!), elementi del Partito Comunista... ognuno di questi elementi arresta, confisca, deporta, stupra, tortura, uccide gli ustascia, i cetnici, gli appartenenti alle formazioni armate al servizio del nemico, i collaboratori, le spie, i delatori, i corrieri, tutti traditori della latta popolare, tutti i disertori del popolo, tutti i demolitori dell’esercito popolare.
La situazione sfugge immediatamente di mano alle autorità militari e politiche jugoslave, che ammettono, fin dal 6 maggio: “Ci sono stati arresti e fucilazioni arbitrarie. E necessario riprendere il controllo ... l’Ozna si rifiuta di capire la situazione, e continua gli arresti di massa... dobbiamo renderci conto che tali errori portano il danno maggiore!”.
Le esecuzioni si susseguono a ritmo impressionante, e i cadaveri vengono gettati nelle foibe giuliane (la circostanza secondo la quale venivano infoibate anche persone vive legate a cadaveri è stata smentita da testimoni oculari, ciò non esclude che, nel clima di violenza e sadismo, episodi come quello ipotizzato si siano verificati, anzi, quelli dei "sepolti vivi" sono stati casi crudeli e accertati, ma, comunque, sporadici).
Chi non cade fucilato sul posto o nella mattanza carsica delle foibe, viene avviato verso inumani campi di prigionia, in particolare quello di Borovnica, alle porte di Lubiana.
Fame, fatica, maltrattamenti... il destino atroce di tutti gli internati si abbatte sugli italiani d’Istria. Le foibe localizzate con certezza sono: Basovizza, Corgnale, Opicina, Scadaicina, Casserova, Podubbo, Semich, Drenchia, Sesana e Orle, Vifia Orizi, Obrovo, Raspo, Brestovizza, Castelnuovo d’Istria, Cava di bauxite di Lindaro, Vescovado, Surani, Pucicchi, Treghelizza, Cava di Bauxite di Gallignana, Vines, Gropada, Gargare o Podgomila, Zavni, Pinguente, Creogli, Cemovizza (più altre cave nell’arco tra Gorizia e Fiume).
In particolare i tedeschi, gli italiani, gli austriaci, i croati e i serbi, venendo a conoscenza di queste orribili vicende, hanno tutti i motivi di riflettere in modo autocritico sul loro coinvolgimento in questo capitolo oscuro della storia nazionale ed europea e di rendere accessibili tutti gli archivi per una ricerca critica nei confronti delle ideologie. E tutto ciò come progetto paneuropeo!
Solo in questo modo si può formare un’Europa che può imparare dalla propria storia sulla base dell’empatia.
Questo volume fa un passo coraggioso nella direzione giusta, perciò auguro a tutti coloro che hanno partecipato alla sua redazione, che esso possa riscuotere grande interesse e successo.

Gottfried Wagner
Cerro Maggiore, 30 dicembre 2006

* Come cittadino europeo di nazionalità tedesca, come storico e cittadino italiano “per scelta” dal 1983, che presto avrà anche un passaporto italiano, sono lieto di scrivere, su richiesta del prof. Giancarlo Restelli, una breve introduzione al presente volume, “Le Foibe e L’Esodo dei giuliano-dalmati: una storia rimossa”.

Nota biografica:
Gottfried Wagner, pronipote di Richard Wagner e Franz Listz è nato a Bayreuth nel 1947. Musicologo, ha studiato a Vienna anche Filosofia e Germanistica. Lavora come regista e scrittore in molti Paesi. Coraggioso intellettuale, si impegna in ambito culturale con passione su diversi fronti, sempre con l'idea di Europa Unita in mente. Ha ricevuto diversi premi internazionali.
Dal 1983 risiede in Italia.



maggio 2007
Con il nome FIORDARTE al via una delle prime iniziative in Italia che porta l’arte contemporanea all’interno degli spazi dedicati agli acquisti


Venerdì 25 maggio, ore 11.00
Conferenza stampa - vernissage delle opere di
Giacomo Benevelli, Giorgio Milani, Nada Pivetta e Carlo Previtali

SEDE:
Galleria Commerciale del Centro Fiordaliso,
via Curiel 21, - Rozzano (Milano)

ORGANIZZAZIONE:
Maurizio Martella, Direttore del Centro Commerciale Fiordaliso
con la collaborazione di Giorgio Lodetti (Libreria Bocca) e Michela Biafeltra (Libreria Giunti)

Interverranno:
Phlippe Daverio, Antonio D’Amico, Sara Fontana, Cristina Muccioli, Giovanni Serafini

Sarà inaugurata ufficialmente venerdì 25 maggio alle ore 11 “FiordArte”, la prima mostra d’arte contemporanea all’interno di un Centro Commerciale. Ad ospitarla il Fiordaliso, lo storico Centro per gli acquisti di Milano che offrirà a tutti i visitatori l’inusuale opportunità di avvicinare le opere di quattro grandi artisti contemporanei che esporranno, ciascuno, due sculture di sicuro impatto visivo. Le otto opere di Giacomo Benevelli, Giorgio Milani, Nada Pivetta e Carlo Previtali saranno descritte dagli stessi artisti e da Philippe Daverio, Presidente del comitato scientifico, in occasione della conferenza stampa - vernissage, aperti a tutti. Nella piazzetta del Centro, come in un salotto, gli artisti converseranno con la stampa e con il pubblico, per poi accompagnare i presenti direttamente davanti alle opere. Queste, alte fino a 180 cm, e realizzate con materiali diversi, tra cui resina, legno, ceramica, terracotta e metallo potranno essere viste, liberamente, fino al 9 giugno nelle gallerie del Centro Commerciale, quasi a voler accogliere il visitatore ed accompagnarlo lungo la pausa dello shopping. Ed è proprio questo l’intento che ha spinto la Direzione del Centro ad organizzare la mostra: ovvero offrire ai cittadini servizi sempre più differenziati e qualificati che possano permettere di trarre il massimo dalla loro visita. “Da tempo - spiega il Direttore Maurizio Martella - il Centro Fiordaliso si contraddistingue nel panorama dell’offerta commerciale del territorio proprio per i suoi servizi. Sentivamo però l’esigenza di completare la gamma anche con un’offerta culturale che finalmente si è potuta concretizzare, grazie anche alla collaborazione sviluppata con la libreria Giunti e con la storica libreria Bocca di Milano e al patrocinio del Comune di Rozzano e dell’Associazione Culturale Librerie Storiche e Antiquarie d’Italia. Il nome FiordArte, pensato per questo primo evento, caratterizzerà in futuro tutte le iniziative artistiche del Centro”. Ad accogliere l’invito Philippe Daverio, storico dell’arte, che in qualità di Presidente del comitato scientifico ha radunato per l’occasione quattro nomi italiani dell’arte contemporanea noti sia a livello nazionale sia internazionale. Molte delle opere di Giacomo Benevelli sono conservate nei maggiori musei e collezioni private e pubbliche in Italia come all’estero. In quest’occasione saranno protagoniste le sue imponenti resine sintetiche: “Magna Mater” e “Fluido”; di Giorgio Milani si riconoscono le caratteristiche opere multiformi realizzate mediante l’utilizzo di caratteri tipografici in legno che giocano sul tema della scrittura e delle lettere; a FiordArte lo si potrà ammirare con “Torri di Gutenberg” e “Torre di Babele”. Nada Pivetta, la più giovane tra i quattro ma già nota al grande pubblico e alla critica sarà presente con due suggestive opere in terracotta, “Il gruppo” e l’inedita “Mentore”. Infine, Carlo Previtali, sulla scena artistica dagli anni sessanta, che qui esporrà e spiegherà le sue sculture in ceramica Raku “Divinità marina” e “Dafne”. Un’occasione da non perdere per gli addetti ai lavori, per gli studenti, per gli appassionati d’arte. Ma soprattutto, vista la collocazione, per tutti i cittadini e i visitatori del Centro Commerciale Fiordaliso che per tre settimane potranno ammirare da vicino otto opere in uno spazio davvero inusuale.




Novembre 2006 • INVERART 2006

Opere e presenze di:

Giuseppe Abbati • Toni Alfano • Matteo Berra • Gianni Bonetti • Alice Calcaterra • Matteo Capobianco • Mirko Caruso • U. Ceriani e A. Civera • Guido Chiabrera • Michele Ciardulli • Lucia Colombo • Mattia Croce • S. De Gasperi e N. Youssef • Paola De Marco • Elena Dinoia • Marco Di Zinno • Roberto Farnese • Filippo Ferrero • Davide Frattini • Manuela Furlan • Eugenia Garavaglia • Devis Gobbi • Andrei Cristian Iancu • Jose • Alessia Marchese • Fulvio Marino • Ivan Marino • Sergio Menescardi • Luca Molla • Matteo Naggi • Carlo Olchini • Consuelo Olivares • Anna Parini • Fabio Prina • Simone Rossoni • Aldo Ruzza • Cristian Sonda • Alessandra Spaltini • Georgia Starec • Romina Starec • Studio Monkey • Fabrizio Tampellini • Matias Turini • Margherita Zosi • Gemma Zotti

Le associazioni culturali:
Motherfuckart • Il volto nascosto della luna • Il drago nero• GAS •Cerchi Quadrat • Perelà • Lobodilattice

Gli allievi del corso di pittura del Dipartimento di Arte e Antropologia del Sacro dell'Accademia di Brera:
Roberto Benvenuto • Lisa Ciccarelli • Boris Romanò • Giulia Zara

I gruppi musicali:
Meganoidi • Ghretagharbo • Ninive • Toys for Brain

I padrini:
Lelo Cremonesi e Giuliano Zosi


for press
scarica doc PDF

Per informazioni:

Comune di Inveruno - Settore Cultura 02/97285979
Coordinamento artistico - Cooperativa Raccolto Info 0331/875337

INVERART, Padiglione d’Arte Giovane, iniziativa organizzata dal Comune di Inveruno - Assessorato alla Cultura in collaborazione con la Cooperativa Raccolto, è giunto alla sua terza Edizione. Il Padiglione d’arte Giovane di Inveruno si presenta come punto di riferimento sul territorio per quanto riguarda le nuove leve della creatività e dell’Arte. La Cooperativa Raccolto, fondata nel 1991 da un sodalizio di esponenti di spicco della cultura e della creatività italiani, da oltre 14 anni attiva sul territorio nazionale e internazionale, ha trovato la conferma della sua missione divulgativa socioculturale grazie alla sensibilità del Comune di Inveruno, che già si caratterizzava, anche attraverso la sua Consulta Giovani, come attento osservatorio di libere espressioni. è nato così Inverart, ed è cresciuto sia per la presenza di oltre 60 giovani artisti, che per i riconoscimenti ottenuti, nel 2005 (seconda edizione), dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Milano e dall’Accademia di Belle Arti di Brera, coinvolta attivamente con l’esposizione di alcuni allievi del Dipartimento di Arti e Antropologia del Sacro, diretto dal prof. Andrea B. Del Guercio coadiuvato dal Maestro Stefano Pizzi.
Il Comune di Inveruno, in particolare l’Assessorato alla Cultura, la cooperativa Raccolto e la Società Umanitaria, hanno una priorità: la comunione di intenti rispetto agli obiettivi da raggiungere: formazione dei giovani rispetto ai problemi dell’arte e del mercato di riferimento, creazione di possibilità per i giovani del territorio di esprimersi liberamente e senza condizionamenti, dare l’opportunità al maggior numero di persone possibili di fruire della manifestazione stessa. (leggi che cos'è Inverart PDF)

La funzione socio culturale della Coop RACCOLTO
per Inverart
:
I giovani sono l’anello di congiunzione tra il passato e il futuro, e il RACCOLTO li coglie nel loro straordinario presente, per formare una concreta testimonianza circa la risorsa viva delle arti per alimentare la vita e gli orientamenti di tutti noi, della società intera. Il Comune di Inveruno ne è consapevole e conferma la via tracciata.

Il programma degli spettacoli 2006:

• venerdì 18
ore 21.00
Meganoidi

Cinque album di successo all’attivo.
Imperdibile live!

• sabato 19
ore 16.30Corti e Liberi 2006
Rassegna di cortometraggi indipendenti
a cura dell’Associazione Culturale Perelà

ore 21.00

Ghretagharbo
... una performance a tutto rock

• domenica 20
ore 16.30 Teatro Bimbi, i bambini sono invitati.
“I Cantattori” presentano
Se son Galli o se Romani

ore 21.00 acoustic set
Ninive e Toys for Brain

Ogni anno Inverart è accompagnata della presenza di un padrino della manifestazione: Giancarlo Colli, nel 2004; Stefano Pizzi, nel 2005. Quest'anno i padrini sono due: Giuliano Zosi (Socio del Raccolto) e ttitolare della cattedra di composizione al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e Lelo Cremonesi, grafico, pittore pubblicitario. Daniele Oppi, animatore iniziale di Inverart, recentemente scomparso, sarà ricordato da Inverart come l'animatore iniziale, colui che ha dato fiducia ai giovani organizzatori.
Giuliano Zos
i: Ha studiato composizione con Roberto Lupi, si e' poi perfezionato con Goffredo Petrassi all'Accademia di S.Cecilia, ha inoltre studiato con Luigi Dallapiccola, Franco Donatoni e Giorgy Ligeti. Nel 1974 ha vinto il premio Oscar Espla' (Spagna) di composizione sinfonica con il lavoro "Ritratto di Gregor Samsa". E' tra i fondatori del Gruppo Rinnovamento Musicale a Roma (1968), del Duo Nuovo Dada (1970), del Gruppo Suono Giallo a Milano (1979-80) e del gruppo interdisciplinare Dee zee bee a Milano (1991) ed e' tra i redattori della Rivista Kiliagono, (Milano 1992).
E' il realizzatore del Convegno Nazionale Interdisciplinare a Milano nel 1992 alla Galleria Noa. E' tra i fondatori della cooperativa "Raccolto", gruppo interdisciplinare italiano. Sempre nel 1993 viene eseguita una sua opera presso la sala del Conservatorio di S.Cecilia di Roma. Ha scritto un'opera elettroacustica ispirata alla Resistenza Internazionale Demain Encore. Compone l'opera lirica Giordano Bruno.
Realizza La Scuola di Atene un'opera per pianoforte e computer in collaborazione con Danilo Premoli e Marco Maiocchi. Dal 1976 è professore di Composizione al Conservatorio di Milano dalla parte dell'ala sperimentale formando allievi già noti a livello internazionale.
Lelo Cremonesi
(Carmelo): Nato a Milano nel 1919. Grafico, fotografo, pittore, artista e designer.
Inizia la propria attività nel 1934, presso la Arti grafiche Pizzi e Pizio, dove ha modo di "fare gavetta" prima fianco a fianco agli operai della composizione, della litografia, delle macchine tipografiche, per poi passare nello staff dei creativi. Nel 1939 passa allo Studio Boccasile, il mago delle affiches, dove conosce quello che sarà un compagno di avventure professionali per una vita intera, Gian Rossetti. Dal 1950 al 1980, insieme a Rossetti, è contitolare dello Studio Stile, prima agenzia pubblicitaria multinazionale in Italia (tra i suoi clienti, Ferrero, Banca d∂America, Rodiatoce e l∂Ente Fiera di Milano, di cui fu per anni copertinista ufficiale del catalogo). Ha svolto la propria attività nel campo creativo, della progettazione grafica e del design, senza mai abbandonare i suoi esperimenti visivi componendo alchimie grafico-astratte che sono divenute espressione di un∂epoca, grazie all'iniziativa del tipografo Ferruccio Lucini che negli anni '60 lanciò una serie di volumi d'autore a tiratura limitata che oggi sono cult (Lelo lavorò anche con Marcello Marchesi). È citato in numerose pubblicazioni nazionali e internazionali (da Graphis a Linea grafica, da Art & Industry a Sule Industria, da Popular Photography a International Poster Annual). È socio AIAP e Associazione Illustratori. Di lui ha scritto Dino Villani: "Si direbbe che, a volte, Cremonesi ponga delle forme in un caleidoscopio e le agiti sino ad ottenere la composizione grafica ideale".



Giugno 2007

REGIONE LOMBARDIA - AZIENDA OSPEDALIERA
OSPEDALE CIVILE DI LEGNANO

Progetto IRIS
OSPEDALE APERTO - Arte in Ospedale

Giuseppe Abbati
Tra-Volti
Mostra personale


23 maggio • 22 giugno 2007
Inaugurazione il 23 maggio ore 10.30

Ospedale di Legnano
Palazzina Direzione Generale
e Amministrazione


ENTRATA LIBERA
dal lunedì al venerdì
ore 10.00 – 16.30

Informazioni:
02.97963463
0331.875337


Nota Biografica

Giuseppe Abbati nasce a Cuggiono, nel Parco del Ticino, in provincia di Milano nel 1973. Ama disegnare e sfogliare libri. Già adolescente inizia ad interessarsi all’arte. Comincia a dipingere, disegnare e studiare la storia dell’arte e a frequentare musei e mostre di ogni genere.
Dal ’98 espone in una quarantina tra mostre personali e collettive: espone con affermati pittori come Colli, Crespi e Vaccaro, e partecipa ad una mostra presentata da Flaminio Gualdoni.

Partecipa a concorsi di pittura nazionali con buoni risultati e segue lezioni di incisione all’acquaforte tenute dal maestro Ettore D’Erario.
Con un gruppo di amici artisti espone i propri lavori periodicamente, trasformando la propria casa in una vera e propria galleria in un clima di festa e di amicizia.

Prende parte alla II e alla III edizione di Inverart, Padiglione d’Arte Giovane di Inveruno, delle quali è stato padrino Stefano Pizzi, docente di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove incontra il poliedrico artista Daniele Oppi, fondatore della Cooperativa Raccolto, che da anni raggruppa artisti di fama nazionale e internazionale.

E' socio del Raccolto.

Giuseppe Abbati, autodidatta, ha assorbito e rielaborato, grazie alla assidua frequentazione della lettura e alla spiccata sensibilità osservativa, tutte le tecniche pittoriche in maniera completa.
Nelle opere degli ultimi cinque anni appare evidente l’indagine – irrazionale – come nella miglior tradizione informale, del volto umano.
Primi piani intensi dove la figura, ben delineata, lascia spazio all’interpretazione astratta attraverso l’utilizzo personalissimo degli accostamenti cromatici, spesso materici. Altre volte i visi sono decostruiti, la figura funge quasi da podio al vero soggetto dell’opera, in questi casi spesso elaborata con tecniche miste facendo anche un raffinato uso del collage.
La nostra attenzione si è soffermata inoltre sull’utilizzo gestuale della matita: Abbati, con la freschezza di un fanciullo, si diverte a “pasticciare” i volti da lui stesso “assemblati”(“Voglio dipingere un volto ma non la pelle che lo riveste”), quasi a voler verificare la possibilità di una nuova trasfigurazione; questi interventi, sempre attentamente misurati, caricano di ulteriore eneregia espressiva i dipinti.
L’artista, in altri cicli di opere più recenti, trova un evidente e maturo equilibrio formale attraverso l’accostamento di oggetti e soggetti del quotidiano che, singolarmente scomparsi, rivelano, assommandosi, una nuova forma del reale, un nuovo oggetto-soggetto immediatamente visibile. Abbati è certamente stimolato anche dal luogo in cui lavora e in cui è cresciuto. Infatti, il suo studio si affaccia sul Naviglio Grande, all’altezza del ponte spagnolo del Seicento a Castelletto di Cuggiono nel Parco del Ticino. Abbati è un artista interessante, ben strutturato, da seguire con attenzione, anche per la giovane età.

Karl Trüssli (2007)


Si ringrazia: PROGETTO IRIS - Ospedale Aperto



Aprile 2007
“Premio Internazionale Mario Luzi” – II edizione 2006/2007
Premio letterario per l’edito e l’inedito

Iscrizioni per la poesia inedita entro il 30 aprile 2007

Patrocini
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica
Unesco, Consiglio dei Ministri, Ministero Affari Esteri, Ministero Beni Culturali, Ministero Istruzione, Ministero Università e Ricerca, Comune di Roma, Comune di Firenze, Comune di Gubbio, Comune di Pienza, Accademia della Crusca, CRUI (Conferenza Rettori Università Italiane).


Informazioni:
www.marioluzi.it - tel. 06.66166081 – infopremio@marioluzi.it



Maggio 2006 - Daniele Oppi torna in Umanitaria
Società Umanitaria
in coordinamento con
Cooperativa RACCOLTO

DANIELE OPPI
Questione di punti di vista


Lunedì 29 maggio 2006
ore 18.00 - 21.00
SALONE DEGLI AFFRESCHI
della Società Umanitaria

Il Salone degli Affreschi dell'Umanitaria si riempie di amici.
Oltre 150 persone ricordano Oppi con una serie di interventi, un bel video e un concerto speciale di Giuliano Zosi.

Intervengono
Rossana Bossaglia, Franco Manzoni, Massimo Silvano Galli, Graziella Ricci, Gianfranco Pagliarulo, Franco Lucchesi, Rino Crivelli, Gianni Degli Antoni, Arturo Colombo, Franco Floreanini, Giorgio Seveso, Piero Fabbri, Giuliano Zosi, Padre Eligio Gelmini.
PRESIEDE AMOS NANNINI
PRESIDENTE DELLA SOCIETÀ UMANITARIA

Durante la serata una proiezione video inedita sull'autore il video è curato da Coop Raccolto e IRIDEN

La serata si è conclusa con “la lettera mai spedita” e “una lettera mai scritta” per pianoforte (1995)
del Maestro Giuliano Zosi


“Guardo
il mio punto di vista
che gioca come un bambino.
Il mio punto di vista
cerca combina,
cambia e diventa.
È diverso, è uguale,
trasforma - stupisce
piange - ride di sé
mai confuso, sempre nel mai certo.
Certo di questo
con gli occhi
accesi di gioia,
quieta sempre”.


da: "Daniele Oppi Questione di punti di vista".
Cartella grafica voluta da Giulio Baruffaldi.




Febbraio 2006 - PRESENTAZIONI DI LIBRI E RIVISTE

Il Movimento Federalista Europeo - Sezione di Prato, con il contributo del Comune di Prato - Assessorato alla Cultura e la collaborazione dell'ARCI di Prato, organizza una serie di presentazioni di libri e di riviste sul tema:

Per una nuova Cittadinanza Europea.
Tutti gli incontri si terranno alla Libreria Marzocco via Valentini, 7 - Prato - tel. 0574/574015

• Venerdì 10 febbraio 2006 - Ore 17.30
L'Orso Europeo, ovvero il negozio dei giocattoli di Gianfranco Draghi (RaccoltoEdizioni)
Parteciperanno: Gianfranco Draghi e Daniele Oppi


• Venerdì 17 febbraio 2006 - Ore 21.00
"Proposta per l'Europa", n° 3 del 2005 di «Democrazia e diritto»
Trimestrale del Centro di studi e iniziative per la riforma dello stato (Edizioni Franco Angeli)
Parteciperà il Direttore Prof. Umberto Allegretti

• Venerdì 24 febbraio 2006 - Ore 21.00
«Re: viste sulla letteratura e le arti. ITA - ES - USA», numero 1 "LITWARE. L'ennesima potenzialità della letteratura" (Editrice Zona)
Parteciperanno: Tommaso Lisa e Alessandro Raveggi

Gli incontri di approfondimento sui testi proposti saranno rivolti al vasto pubblico.
L'intento dell'MFE Prato è di coinvolgere il più ampio numero di cittadini e di esponenti della società civile pratese, dando agli incontri un taglio divulgativo e non specialistico.



[Gianfranco Draghi, attivista nel Movimento Federalista Europeo degli anni '50, assieme ad Altiero Spinelli e ad altri, nel 1952 scrisse il racconto proprio rivolgendosi ai ragazzi di età scolare, per coinvolgere l'infanzia sulle tematiche legate alla costruzione dell'Europa Unita e della pace dopo le devastazioni della 2° guerra mondiale. Tra i suoi libri: Infanzia, Tre Lune Edizioni, Mantova, 2004, prefaz. di Giuseppe Pontiggia; Inverno, Vallecchi, Firenze, 1955, prefaz. di Carlo Bo (nuova edizione insieme a Carnevale, Lombardi, Milano, 1990, prefaz. di Roberto Carifi); Ragioni di una forza in Simone Weil, Salvatore Sciascia, 1958; Paracelso, Scheiwiller, 1967; Sul mito d’Europa, L’Individuale, 1973. Gianfranco Draghi oggi vive e lavora a Fiesole.]

[Tommaso Lisa nasce a Firenze nel 1977. Dottorando in Letteratura italiana ha coordinato il trimestrale «L’apostrofo». Con il titolo Bruce Willis nel 2003 ha pubblicato testi di poesie su «Nuovi Argomenti». Nel 2004 è stato pubblicato nell’antologia di giovani poeti Poesia contemporanea. Ottavo quaderno italiano, a cura di Franco Buffoni, editore Marcos y Marcos. Nel 2004 ha pubblicato la raccolta Pornopoemi, Edizioni Zona (Libro + cd musicale "Trivial pussy" musiche di Rapsodi).]


Febbraio 2007
RaccoltoEdizioni
presenta Il volume:

Villa Trotti Bentivoglio.
Il recupero di un frammento di storia milanese

Il volume, voluto dalla Cooperativa Edificatrice di Niguarda, frutto di un lavoro triennale di ricerca storica e iconografica, ripercorre la storia di Niguarda e di Milano per chi riconosce, nel territorio in cui vive, la propria storia e la propria casa. Un buon punto di partenza per parlare della valorizzazione del tessuto sociale e architettonico di Niguarda come obiettivo possibile attraverso il recupero di Villa Trotti.
Le zone esterne di Milano, così ricche di tesori
nascosti, hanno bisogno di un rilancio strutturale che renda più naturale l’aggancio al territorio limitrofo alla città, agevolando il progetto di quella Grande Milano, così importante per lo sviluppo economico e sociale del nord Italia.
L'incontro:

Riqualificare Milano. Niguarda, un esempio possibile

Giovedì 15 febbraio 2007 -
ore 18.00
Casa della Cultura
via Borgogna, 3 -
Milano - Ingresso libero
La presentazione del volume gode del Patrocinio del Comune di Milano - Cultura
La Società Edificatrice Niguarda e la Villa Trotti:
le ragioni di questo impegno

Giovedì 15 febbraio 2007
ore 18.00
Casa della Cultura - via Borgogna, 3


All'incontro interverranno:

Carlo Masseroli
Assessore allo Sviluppo del Territorio
del Comune di Milano

Giovanni Poletti
Presidente Società Edificatrice Niguarda

Beatrice Uguccioni
Presidente del Consiglio di Zona 9 - Milano

Sergio Bernasconi
Storico e ricercatore

Luca Barbieri
Progettista del recupero di Villa Trotti Bentivoglio

Maurizio Spada
Direttore dell'Istituto Uomo e Ambiente

Francesco Oppi
Presidente della Società Cooperativa Raccolto

Jone Riva
Segreteria Centro Nazionale di Studi MAnzoniani

Seguirà Rinfresco

Uno degli aspetti che contraddistingue decisamente il mondo della cooperazione
nel panorama delle imprese e delle aziende, è l’attenzione agli aspetti sociali, culturali
e di recupero della memoria e della storia delle comunità in cui si sono venute
a formare le cooperative stesse.
Questa tensione per un sano progresso è da sempre, a Niguarda, in evidenza.
Infatti, nel nostro territorio, la mutualità cooperativa ha una solida storia
sin dalla fine dell’Ottocento.
La Società Edificatrice Niguarda, cooperativa a proprietà indivisa
dal 4 marzo 1894, ha deciso, ancora una volta, di intervenire per salvaguardare,
recuperare e valorizzare le radici dell’antico borgo.
Il nuovo impegno sarà il recupero della Villa Trotti e dell’antica Cascina,
situate nel Centro Storico di Niguarda.
Un’operazione, certamente onerosa, che impegnerà l’Edificatrice di Niguarda
e che coinvolgerà l’intero Centro Storico. Dunque una grande occasione
di riqualificazione e di rilancio sociale del quartiere.
Questo volume vuole essere, non solo un approfondito saggio storico
a disposizione della cultura milanese, ma anche una testimonianza della volontà
di affrontare il recupero della Villa Trotti e del Centro Storico di Niguarda
attraverso il metodo della ricerca, della consapevolezza e della condivisione.
Vi è un gran bisogno di contemperare lo sviluppo con la vivibilità,
la modernità con il rispetto delle radici e della storia.
A questi criteri si richiama l’azione dell’Edificatrice di Niguarda
e la costruzione di nuovi alloggi di qualità va di pari passo con lo sviluppo
dei servizi sociali e con il recupero dei valori ambientali e culturali.
È una sfida importante e stimolante che i Cooperatori affrontano, volentieri,
consapevoli di operare non solo per valorizzare il passato, ma per creare le migliori
condizioni per le future generazioni.

Giovanni Poletti

Presidente Società Edificatrice Niguarda


SOCIETÀ EDIFICATRICE NIGUARDA

Via Hermada, 14 • 20162 - Milano tel. 02/66100300 www.coopniguarda.it




14 gennaio 2006 - Tanti soci del Raccolto chiamati per il Centenario della CGIL
- Sabato 14 gennaio 2006 alle ore 11,00 presso le Sale di Palazzo Te in Mantova, nell'ambito delle celebrazioni per il centenario della CGIL, verrà inaugurata l'esposizione “Arte è Pensiero - Cento artisti per il centenario della CGIL”. La mostra, ideata ed organizzata dai pittori Mario Ferrario e Stefano Pizzi per conto della CGIL Lombardia, è curata dal prof. Andrea B. Del Guercio titolare di cattedra di Storia dell'Arte presso l'Accademia di Brera di Milano e corredata da un catalogo con scritti di: Andrea B. Del Guercio, Raffaele De Grada, Ernesto Treccani, Fernando De Filippi e Stefano Pizzi.

Tra i cento espositori, tutti di chiara fama o docenti di prestigiose Accademie di Belle Arti, figurano alcuni tra i più rappresentativi protagonisti della ricerca artistica italiana degli ultimi decenni. Le opere che sviluppano soprattutto le tematiche del sociale, della fratellanza e della pace tra i popoli rimarcano fondamentalmente “la scelta di campo” all'interno della società effettuata dagli artisti come ben testimonia lo storico stendardo della Camera del Lavoro di Milano che vede tra le varie sezioni rappresentate quella dei pittori e degli scultori.
Si avverte insomma nel percorso della mostra una testimonianza di partecipazione, da parte di una categoria sovrastrutturale come quella degli artisti, probabilmente non ancora conosciuta a fondo dal grande pubblico e al contempo un appello all'impegno assolutamente anacronistico.
Catalogo e allestimento della mostra sono stati curati da Damiano Gulli, Alessia Locatelli, Massimo Umili e Eva Vanzella, già allievi del Master di Curator dell'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, che hanno formato il gruppo “Con-cura”.


I 100 Artisti partecipanti alla mostra dedicata al centenario della CGIL:

-Natale ADDAMIANO
-S. ALBERTINI e G. MOIOLI
-Alessandro ALGARDI
-Marco ALBERTI
-Sergio ALBERTI
-Adriano ALTAMIRA
-Orazio BACCI
-Angelo BARONE
-Alberto BARBIERI
-Paola BERNARDI
-Renata BOERO
-Davide BORIANI
-Adalberto BORIOLI
-Nicoletta BRAGA
-Clara BRASCA
-Vito BUCCIARELLI
-Cristina CAMINO
-Giovanni CAMPUS
-Gianni CELLA
-Franco CHELI
-Anna Maria CHERICONI
-Italo CHIODI
-Piersandro COELLI
-Lamberto CORREGGIARI
-Fernando DE FILIPPI
-Leonida DE FILIPPI
-Alfred DE LOCATELLI
-Giuseppe DENTI
-Pino DI GENNARO
-Salvatore ESPOSITO
-Marina FALCO
-Mario FERRARIO
-Attilio FORGIOLI
-Ignazio GADALETA
-Renato GALBUSERA
-Maria Cristina GALLI
-Bruno GANDOLA
-Giuliano GIUMAN
-Nicole GRAVIER
-Giuliano GRITTINI
-Linda GRITTINI
-Paola GROTT
-Maria JANNELLI
-Pino JELO
-Fumio ITAI
-Ugo LA PIETRA
-Margherita LABBE
-Nicola LIMIDO
-Guido LODIGIANI
-Armida LOMBARDI
-Patrizia LOVATO
-Ruggero MAGGI
-Francesco MAGLI
-Gastone MARIANI
-Leonardo MARINO
-Franco MARROCCO
-Felice MARTINELLI
-Roberto M. MASCHERONI
-Fabrizio MERISI
-Antonio MIANO
-Ignazio MONCADA
-Irma MORASSI
-Daniela MORO
-Enrico MULAZZANI
-Angela OCCHIPINTI
-Daniele OPPI
-Giancarlo OSSOLA
-Aldo PANCHERI
-Lucia PARMA
-Silvio PASOTTI
-Marco PELLIZZOLA
-Guido PERTUSI
-Romano PERUSINI
-Stefano PIZZI
-Adele PROSDOCIMI
-Achille REPOSSI
-Roberto ROBERTI ROSSI
-Ornella ROVERA
-Giuseppe SABATINO
-Nicola SALVATORE
-Paola SALVI
-Filippo SCIMECA
-Giovanni SESIA
-Paolo SCIRPA
-Tetsuro SHIMIZU
-Turi SIMETI
-Mauro SOGGIU
-Alessandro SPADARI
-Giangiacomo SPADARI
-Valdi SPAGNULO
-Pippo SPINOCCIA
-Antonio SPANEDDA
-Fausta SQUATRITI
-Mena STELITANO
-TOGO
-Ernesto TRECCANI
-Franco TRIPODI
-Tiziana VALZELLI
-Grazia VARISCO
-Luca VERNIZZI
-Dany VESCOVI
-William XERRA
-Claudio ZANINI




dicembre 2005 - (...) Al contrario di quanto si crede comunemente, il filtro della storia non è necessario per affrontare gli argomenti di studio, anzi può perfino essere controproducente, d’ingombro per le sue incrostazioni ermeneutiche: la storiografia agevola l’inquadramento, ma ne smorza i fermenti, disconosce le passioni, ignora gli umori, appiattisce le sensazioni e le pulsioni profonde che costituiscono, nei casi migliori, le vere ragioni dell’opera d’arte, quelle per le quali un musicista si mette a scrivere. (...) dall’Introduzione di Renzo Cresti

L'autore del volume: Gabriele Ranica
Nato ad Antegnate (BG) nel 1956, laureato in Filosofia con una tesi sulla percezione cromatica, insegna materie letterarie nella scuola media superiore statale.
Sin dall’inizio degli anni settanta, sotto la guida del M° Franco Gianella, ha studiato sassofono, pianoforte ed elementi di armonia e composizione. La conoscenza e l’amicizia con Angelo Paccagnini lo hanno ricondotto alla musica sperimentale e alla ricerca timbrica caratteristica della musica elettronica per computer.
Alcune composizioni sono su Vitaminic.it e su Besonic.com. Alla passione per la musica si sono sempre affiancate quelle per l’arte in generale, per la discussione filosofica e per la poesia.
Vive e lavora a Castano Primo (MI).

Una ventata di freschezza e di appassionata testimonianza è il doveroso omaggio al Maestro Angelo Paccagnini, passato come una sofferta e luminosa meteora nella galassia dei protagonisti della musica contemporanea.
Con le radici profondamente affondate nell’humus della musica antica, esploratore e scopritore di metalinguaggi tra suono, parole, visione e immagini in movimento, Angelo Paccagnini ha lasciato il segno tra le turbolenze tempestose e vivissime dei veri ricercatori del suo tempo.
Questo libro doveva proprio uscire, per entrare tra le letture dei più giovani ed essere anche buon strumento per gli appassionati, gli studiosi e i benemeriti Conservatorii di musica disseminati in tutt’Italia.
E proprio la sua amata città di Castano Primo ha voluto recentemente inaugurare il nuovissimo auditorio intitolandolo “Auditorium Angelo Paccagnini”.
L’Editore

Cenni biografici:
Ha diretto lo Studio di Fonologia Musicale di Milano della RAI dal 1968 al 1970.
Già Direttore del Conservatorio di Musica Statale L. Campiani di Mantova
(1980-1983) e quindi del Conservatorio di Musica Statale F. E. Dall'Abaco
di Verona (1984-1988); è titolare della cattedra di Composizione Musicale
Elettronica presso il Conservatorio di Musica Statale G. Verdi di Milano
dal 1969. Come compositore ha ottenuto riconoscimenti internazionali, tra cui il
Premio Italia (1964) e il premio UNESCO (1966) e incaricato dalla RAI di
realizzare alcune opere elettroniche audiovisuali.
Al LIM è stato il responsabile dei progetti musicali e multimediali dal 1985 al 1999, contribuendo alla realizzazione di opere sperimentali fortemente innovative basate sull'uso di prototipi software sviluppati con il contributo delle sue indicazioni. Ha seguito tesi di laurea, ha "costruito" il Gruppo da Camera dell'ISU dell'Universita' degli Studi di Milano, ha combinato la sua grande esperienza musicale con l'interesse per la speculazione multimediale.
E' morto il 2 luglio 1999 dopo una lunga malattia (da
  www.lim.dico.unimi.it)
Introduzione di:
Renzo Cresti

Contributi di:
Riccardo Bianchini
Piero Bonaguri
Gian Luigi Gamba
Luciano Gualdoni
Gaetano Liguori
Ermanno Paccagnini
Mario Piatti
Ugo Sanguineti
don Antonio Sartori
Riccardo Sinigaglia
Ruggero Tajè
Saveria Vitalone

e l’intervento della
famiglia Giovanninetti

L’Autore e l’Editore del volume desiderano ringraziare il dottor Dino Giovanninetti e la sua famiglia
che ha incoraggiato con ferma volontà la pubblicazione di questo libro che senza il loro contributo non avrebbe potuto essere editato



Il Libro sulla storia di Affori, Bruzzano, Dergano e Bovisa fino all'accorpamento (1923)
con l'ampia sezione dedicata al patrimonio sociale dell'eredità cooperativa.

E' uscito il volume che racconta la vicenda di un territorio ricco di storia che ha portato a Milano, entrandovi nel 1923, tutta una serie di caratteristiche e di valori legati al mondo del riscatto sociale che ancora oggi sono una incancellabile caratteristica della metropoli lombarda.
180 pagine a colori (21X28 cm.), circa 400 illustrazioni, foto e documenti, a volte editi per la prima volta, accompagnano il testo composto si da studi storici, ma anche da testimonianze dirette che raccontano gli intrecci umani e le lotte sociali che hanno consentito al territorio, che è oggi parte importante di Milano, di contribuire in maniera determinante al progresso italiano. Una ricca e approfondita parte del volume è dedicata al mondo della cooperazione, radicato aspetto economico e sopratutto sociale che ad Affori&Uniti ha avuto, ed ha ancor'oggi, un ruolo di primissimo piano: un orgoglio per tutto il territorio.
Un sentito ringraziamento da parte della Cooperativa Raccolto a tutte le cooperative del territorio che hanno reso possibile questa importante pubblicazione. Si ringraziano altresì il Comune di Milano e la Provincia di Milano per aver accordato entusiasticamente il Patrocinio al libro.

AFFORI & UNITI
va in città

Dergano • Bovisa • Affori • Bruzzano
Studi storici, scritti, immagini e testimonianze dirette dal territorio

Autori: Paola Signorino e Aldo Bartoli

Elenco librerie e cartolibrerie di Milano dove si trova il volume:

Libreria "Il Libraccio"
via Candiani, 102
Cartoleria "Imbriani"
via Prestinari, 6 ang. Imbriani
Cartoleria "Franco Repele"
via Ciaia, 1
Edicola di via Astesani, 17
Cartoleria "Vaghi"
via S. Andrea, 31
Cartoleria "Carnevali"
via Carnevali, 70
Tutti coloro che non hanno la possibilità, per motivi di distanza, di recuperare il libro, non esitino a contattare la Cooperativa Raccolto, via E-mail, fax o telefono.
 

Alcuni stralci dagli scritti introduttivi al volume:

Dal particolare, l’universale
"Affori, Bruzzano, Dergano, accorporati al Comune di Milano nel 1923 hanno conservato caratteristiche che si richiamano alle loro origini e che risentono per composizione sociale delle vicende politico-culturali di cui sono stati protagonisti il proletariato, la classe operaia e le lotte che per decenni si sono svolte per la conquista delle amministrazioni civiche.
Le microstorie hanno una importanza che spesso viene sottovalutata.
è dalle vicende minori, intendendo quelle relative a territori limitati, che si comprendono meglio fenomeni che raccontati in termini generali non consentono di cogliere appieno significati, valori, motivazioni che li hanno ispirati.
Non si conosce realmente la nostra città se non si capiscono le vicende che hanno visto protagonisti gli abitanti di quei comuni accorporati al Capoluogo che hanno vissuto decenni e decenni succubi di una aristocrazia terriera e considerati sudditi privi di ogni diritto civile".
Aldo Aniasi - Presidente della Federazione Italiana Associazioni Partigiane


Ad Affori la mia casa
"Ci sono tanti motivi per amare Affori: io la amo perché è come una compagna d’infanzia. è cresciuta con me e insieme a me è diventata adulta. Per me Affori è stata ed è ancora la mia famiglia, la mia casa, il mio futuro. Per me, insomma, Affori è molto.
La mia famiglia perché è qui che sono nato e cresciuto ed è qui che negli anni ‘20 mio padre Leo scelse di costruire la nostra casa. Ed è in quella casa che sono cresciuto ed è in quella casa che ancora vivo con la mia famiglia. è il mio futuro perché è stato proprio ad Affori, per Affori e grazie ad Affori che ho iniziato ad occuparmi della città.
Certo, allora i problemi erano molto diversi e a Milano da Affori ancora ci si andava..."
Gianni Verga - Assessore allo Sviluppo del Territorio del Comune di Milano


Quando Milano diventò più ricca
"Certamente era importante che si potesse esaminare e riflettere attorno alle circostanze storiche, agli intrecci e ai rivolgimenti del tessuto sociale che hanno percorso l’area milanese fra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento: e questo compito viene opportunamente ad essere assolto da questo volume, che si potrebbe anche immaginare sotto il titolo: “Quando Milano diventò più ricca”. Un’opera di cui si sentiva la necessità, perché restituisce nel tono appropriato una fotografia (sarebbe meglio dire un film) dell’evoluzione antropologica e sociale di intere popolazioni nella dialettica trasformatrice del fenomeno urbano. Alla costruzione del volume si sono dedicati con passione e competenza un qualificato gruppo di studiosi e docenti universitari a rafforzare l’idea e la fatica del Dott. Aldo Bartoli, animatore del progetto editoriale scaturito anche dal lavoro di ricerca storica e testuale di una studiosa dello spessore e competenza di Paola Signorino".
Daniele Oppi - Presidente Cooperativa Culturale Raccolto



Letteralmente mattone su mattone...
“Ormai si è persa la memoria di ciò che era la Cooperativa Edificatrice, di come è nata.
Si era veramente dei pionieri: con mezzi finanziari anche per allora insignificanti; si è riusciti in pochi anni a mettere in piedi decine di alloggi. Letteralmente mattone su mattone. Si lavorava la domenica ed i giorni di festa: i soci che avevano esperienza di edilizia, anche a livello di manovalanza, guidavano gli altri. C’era un gruppo di cantonieri occupati al comune di Milano, ormai entrati nella storia della Bovisa, che facevano da nucleo di questa forza lavoro festiva e gratuita. Se un muratore o un capomastro chiedevano di diventare soci, era festa grande”
Francesco Sabbadini, Cooperativa Edificatrice della Bovisa



Cooperativa Raccolto