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11/04-04/05 |

04/05-06/06 |
Questo
documento raccoglie lo storico del Raccolto. Tutti gli articoli
e le notizie apparsi sul sito della cooperativa. I PDF si riferiscono
ai periodi precedenti. |
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Marzo
2007 - Due nuovi importanti appuntamenti
con il libro
che risveglia la coscienza europea nei
giovani
L'orso europeo alla fiera OFF'08
di Bruxelles.
h: 16.30 - 18.30 : Lettura e discussione su "L'orso
europeo" di Gianfranco Draghi: come si sentono i nostri giochi
in Europa, nel proprio paese ed in viaggio, cosa si raccontano quando
si incontrano? E noi?
Per bambini dai 4 ai 12 anni.
L'orso europeo a la première foire
du livre OFF en Belgique
h:16.30 - 18.30 : Lecture-discussion autour de L'orso
europeo de Gianfranco Draghi: Comment nos jouets se sentent-ils en Europe,
dans leur propre pays et en voyage, que se racontent-ils lorsqu'ils
se retrouvent... Et nous? (franco-italien).
Enfants de 4 à 12 ans.
5
- 9 marzo 2008 ESCAUT, 60 Rue de l’Escaut – 1080
Bruxelles
Iniziativa a cura di Daniela Terrile e Sylvie Leroy.

Febbraio 2007 - Le Foibe e l’esodo dei giuliano-dalmati
una storia rimossa
Volume RaccoltoEdizioni
a
cura di Giancarlo Restelli
in
collaborazione con Luciano Bagnato, Anna Nunziante, Vittoria Tripodi
Con
un contributo di Gottfried Wagner
Alla fine della Grande Guerra, quando i nazionalismi si affermano, il
Regno di Italia comincia una politica di italianizzazione forzata delle
“terre irredente”. Funzionari e impiegati pubblici sostituiscono
i locali, la lingua obbligatoria diventa l'italiano, dialetti e lingue
dei popoli presenti sul territorio sono proibiti...
Dopo decenni di repressione e violenze, i contadini croati e altri elementi
insorgono contro tutto ciò che è “fascismo”,
spesso identificato con “Italia”. Come purtroppo accade
sempre, odio crea odio e orrore. Il leader del partito comunista sloveno
aveva dato la direttiva di “epurare non sulla base della nazionalità
ma del fascismo”, ma è l’elemento italiano che patisce
le peggiori persecuzioni, anche a causa del fatto che i posti di potere,
sia economico sia di responsabilità, sono tutti occupati da italiani...
Chi non teme la verità, sia tedesco, italiano, austriaco, croato,
sloveno o serbo, ha tutti i motivi per riflettere in modo critico sul
proprio coinvolgimento in questo capitolo della storia europea e per
rendere accessibili tutti gli archivi, pubblici e privati. Solo in questo
modo si potrà formare un’Europa in grado di imparare dalla
propria storia.
Questo volume fa un passo coraggioso in una buona direzione, perciò
auguriamo a tutti che la lettura possa essere d’aiuto a comprendere
alcune importanti dinamiche storiche da cui il futuro non è ancora
stato vaccinato.
La
presentazione:
Giovedì
8 febbraio 2007 ore 21.00 - Palazzo Leone da Perego - Legnano
(MI)
Ingresso libero
Le
Foibe, una tragedia nazionale ed europea
di Gottfried Wagner*
Considero questo volume molto importante, poiché espone con cognizione
di causa, evitando ogni forma di strumentalizzazione politica, le relazioni
storiche, molto complesse, che portarono alla tragedia delle Foibe.
Attraverso una selezione molto corposa di documenti, bilanciando fonti
storiche opposte, il volume è un valido esempio di ricostruzione
e analisi storica di una catastrofica politica paneuropea della prima
metà del XX secolo.
Infatti, chi racconta la vicenda delle Foibe senza conoscerne gli antefatti,
il contesto storico ed i nessi causali, falsa la tragedia italiana ed
ostacola in questo modo ogni forma di storiografia paneuropea ed umana
che si impegni ad imparare dal proprio passato europeo, sia nazionale
che internazionale, guardando al futuro.
In questo volume i documenti testimoniano che tutti i regimi totalitari
del XX secolo, sia che si tratti di quello fascista, nazista o comunista,
hanno portato all’annientamento dei gruppi e delle culture etniche.
La follia della nazione e della razza “scelte” da Dio o
la dittatura del proletariato hanno portato l’Europa e l’intera
umanità al più grave sfascio della civilizzazione mai
avvenuto nella storia.
Per questo motivo non è retorico esporre qui, in fondo al volume,
alcuni fatti che ritengo indispensabili per la formazione di una opinione
sul significato delle Foibe. Le Foibe devono il loro sinistro significato
all’uso che ne fecero i partigiani jugoslavi durante e dopo la
II guerra mondiale. Erano fosse comuni per esecuzioni sommarie collettive,
in gran parte di italiani, i prigionieri venivano solitamente uccisi
a coppie, legati sull’orlo della Foiba e falciati con la mitragliatrice.
Le origini antiche di un odio feroce
Sia nella Repubblica Veneta, sia nell’Impero Austro-Ungarico,
il concetto di nazionalità era tanto sfumato quanto poco “etnico”.
È solo dopo la prima guerra mondiale, cioè quando i nazionalismi
si affermano fino a diventare razzismi di Stato, che il Regno di Italia
comincia una politica di italianizzazione forzata delle “terre
irredente”. Funzionari e impiegati pubblici sostituiscono i locali,
la lingua obbligatoria diventa l’italiano, dialetti e lingue dei
popoli presenti sul territorio sono proibiti.
Le durissime condizioni imposte dal Regno si fanno ancora più
rigide ed intolleranti con il fascismo, periodo in cui si procede alla
chiusura di scuole slovene e croate, al confino di esponenti sloveni
e croati in Sardegna ed altre località italiane, al divieto dell’uso
dello sloveno e del croato nell’amministrazione, al cambiamento
dei cognomi, italianizzando quasi tutti i cognomi sloveni e croati,
un vero atto di brutalità verso le identità personali.
Le leggi razziali antiebraiche e genetiche del 1938 dividono ancor più
la cittadinanza in due categorie, gli "italiani puri" e gli
inferiori. Duramente colpita, in particolare, la numerosa e antica comunità
ebraica di Trieste, da sempre città cosmopolita e multiculturale.
L’aggressione alla Grecia obbliga i comandi italiani in difficoltà
a chiedere l’intervento della Germania, mettendo così fine
alla illusione della "guerra parallela". Nel 1941, dopo un
criminale bombardamento su Belgrado, che viene rasa al suolo, tedeschi,
ungheresi e italiani invadono la Jugoslavia, occupandola completamente
in poche settimane.
All’Italia spettano: l’intera costa dalmata, parte del Montenegro,
quasi l’intera Slovenia e la Croazia, sotto forma di protettorato.
La Slovenia viene annessa, e diventa la provincia di Lubiana. La Croazia
diventa un regno "indipendente", con primo ministro Ante Pavelic,
un fascista feroce, amico di vecchia data di Mussolini, e come re un
cugino di Vittorio Emanuele III, Aimone di Aosta.
Il partito fascista e razzista croato, gli Ustascia, formato da fanatici
religiosi (cattolici) e nazionalisti, appoggiati dal vescovo di Zagabria
e primate di Croazia, intraprendono fin da subito un’opera di
pulizia etnica nei confronti di serbi e altre minoranze, spesso spalleggiati
dalle truppe italiane. L’intera Jugoslavia diventa territorio
di stragi e di crudeltà. Alla fine della guerra, sarà
uno dei paesi che avrà pagato il più alto tributo di morti,
da calcolarsi in circa 1 milione e mezzo di persone su 16 milioni di
abitanti.
“Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava,
non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella
del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero,
il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000
slavi barbari a 50.000 italiani.”
Ricordando che Mussolini dichiarò la guerra di aggressione contro
la Jugoslavia, consideriamo quanto accadde nei due periodi della “vendetta
slava” (1943 e 1945).
Crollato il regime fascista, le "terre irredente" vennero
precipitosamente abbandonate. Le autorità civili (composte in
gran parte da ferventi fascisti) fuggirono verso le loro città
di origine, lasciando questa terra nella più totale anarchia.
Le autorità militari consegnarono alle poche centinaia di tedeschi
presenti non solo l’intera regione, ma anche migliaia di soldati
e carabinieri, che furono in gran parte uccisi, internati, deportati
in Germania.
Dopo decenni di repressione e violenze, i contadini croati e altri elementi
insorgono però contro tutto ciò che è “fascismo”,
purtroppo spesso identificato con “Italia”. Come purtroppo
accade sempre, quando odio attira e crea odio, gli orrori furono terribili.
Il leader del partito comunista sloveno, Kardelj, aveva dato la direttiva
di “epurare non sulla base della nazionalità ma del fascismo”,
ma, quasi inevitabilmente, è l’elemento italiano che patisce
le peggiori persecuzioni, anche a causa del fatto che i posti di potere,
sia economico sia di responsabilità, sono tutti occupati da italiani.
Nel caos generale di quei mesi, furono circa 250-300 i fucilati e “infoibati”
dai partigiani o dal popolo in rivolta. La stima più pessimistica
parla di 600 morti.
Paradossalmente furono anche salvati e protetti, rifocillati e ospitati,
migliaia e migliaia di soldati delle armate italiane allo sbando, poiché
le violenze si scatenarono quasi esclusivamente verso i carabinieri,
i gerarchi, le camicie nere. Molte furono le vittime tra i civili, donne,
vecchi, tutti bollati come “nemici del popolo”. Furono passati
alle armi anche fascisti sloveni e croati, mentre ben maggiore fu il
numero di caduti tra i partigiani stessi negli scontri con l’esercito
tedesco, il quale, come accennato, riprese presto il controllo del territorio.
Le Foibe, però, ebbero la loro massima intensità nei quaranta
giorni dell’occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e dell’Istria,
dall’aprile fino a metà giugno ‘45, quando gli Alleati
rientrarono a Trieste occupata dalle milizie di Tito. Con il crollo
della Germania le formazioni jugoslave si gettarono in una corsa contro
il tempo verso le coste adriatiche per impedire agli anglo-americani
di prendere il controllo di quelle terre.
Gli slavi giungono a Trieste, Gorizia, Fiume tra il 1° e il 3 maggio
1945, e, per quaranta giorni circa, tengono sotto controllo-sotto occupazione-la
fascia adriatica. In questi terribili quaranta giorni si scatena una
violenta epurazione. La volontà jugoslava è chiara: creare
uno stato di fatto che preceda l’annessione,
La “jugoslavizzazione”, il tentativo cioè di annessione,
è reso chiaramente da questo dispaccio del partito comunista
sloveno già nel 1944: “Tenere preparato tutto l’apparato.
Dappertutto, il più possibile, bandiere slovene e jugoslave.
Ad eccezione di Trieste, non permettere in nessun caso manifestazioni
italiane. Rinforzare l’Ozna (polizia politica)”.
Tutti coloro che possono essere considerati ostili, per un motivo o
per l’altro, vengono arrestati, deportati, in parte uccisi. D’altronde,
lo stesso stava accadendo in tutte le altre regioni della neonata repubblica
titina. Solo a Trieste furono deportate circa ottomila persone: solo
una parte di essa poté poi far ritorno a casa. I crimini ebbero
per vittime militari e civili italiani, ma anche civili sloveni e croati,
vittime di arresti, processi farsa, deportazioni, torture, fucilazioni
e queste azioni finirono il 9 giugno quando Tito e il generale Alexander
tracciarono la linea di demarcazione “Morgan”.
In quei giorni, dunque, si vive un clima di terrore. A Fiume i primi
ad essere eliminati sono i fautori dello Stato Libero, coloro che negli
anni a cavallo tra il 1919 e il 1925 si erano opposti alla annessione
italiana; a Gorizia sono gli esponenti partigiani ad essere indicati
come “concorrenziali” e fatti immediatamente prigionieri;
ma è nella cruciale Trieste che si raggiunge l’apice: in
città operano l’esercito popolare jugoslavo, l’Ozna;
bande irregolari croate, serbe, slovene, (e anche italiane!), elementi
del Partito Comunista... ognuno di questi elementi arresta, confisca,
deporta, stupra, tortura, uccide gli ustascia, i cetnici, gli appartenenti
alle formazioni armate al servizio del nemico, i collaboratori, le spie,
i delatori, i corrieri, tutti traditori della latta popolare, tutti
i disertori del popolo, tutti i demolitori dell’esercito popolare.
La situazione sfugge immediatamente di mano alle autorità militari
e politiche jugoslave, che ammettono, fin dal 6 maggio: “Ci
sono stati arresti e fucilazioni arbitrarie. E necessario riprendere
il controllo ... l’Ozna si rifiuta di capire la situazione, e
continua gli arresti di massa... dobbiamo renderci conto che tali errori
portano il danno maggiore!”.
Le esecuzioni si susseguono a ritmo impressionante, e i cadaveri vengono
gettati nelle foibe giuliane (la circostanza secondo la quale venivano
infoibate anche persone vive legate a cadaveri è stata smentita
da testimoni oculari, ciò non esclude che, nel clima di violenza
e sadismo, episodi come quello ipotizzato si siano verificati, anzi,
quelli dei "sepolti vivi" sono stati casi crudeli e accertati,
ma, comunque, sporadici).
Chi non cade fucilato sul posto o nella mattanza carsica delle foibe,
viene avviato verso inumani campi di prigionia, in particolare quello
di Borovnica, alle porte di Lubiana.
Fame, fatica, maltrattamenti... il destino atroce di tutti gli internati
si abbatte sugli italiani d’Istria. Le foibe localizzate con certezza
sono: Basovizza, Corgnale, Opicina, Scadaicina, Casserova, Podubbo,
Semich, Drenchia, Sesana e Orle, Vifia Orizi, Obrovo, Raspo, Brestovizza,
Castelnuovo d’Istria, Cava di bauxite di Lindaro, Vescovado, Surani,
Pucicchi, Treghelizza, Cava di Bauxite di Gallignana, Vines, Gropada,
Gargare o Podgomila, Zavni, Pinguente, Creogli, Cemovizza (più
altre cave nell’arco tra Gorizia e Fiume).
In particolare i tedeschi, gli italiani, gli austriaci, i croati e i
serbi, venendo a conoscenza di queste orribili vicende, hanno tutti
i motivi di riflettere in modo autocritico sul loro coinvolgimento in
questo capitolo oscuro della storia nazionale ed europea e di rendere
accessibili tutti gli archivi per una ricerca critica nei confronti
delle ideologie. E tutto ciò come progetto paneuropeo!
Solo in questo modo si può formare un’Europa che può
imparare dalla propria storia sulla base dell’empatia.
Questo volume fa un passo coraggioso nella direzione giusta, perciò
auguro a tutti coloro che hanno partecipato alla sua redazione, che
esso possa riscuotere grande interesse e successo.
Gottfried Wagner
Cerro Maggiore, 30 dicembre 2006
* Come cittadino europeo di nazionalità tedesca, come storico
e cittadino italiano “per scelta” dal 1983, che presto avrà
anche un passaporto italiano, sono lieto di scrivere, su richiesta del
prof. Giancarlo Restelli, una breve introduzione al presente volume,
“Le Foibe e L’Esodo dei giuliano-dalmati: una storia rimossa”.
Nota biografica:
Gottfried Wagner, pronipote di Richard Wagner e Franz Listz è
nato a Bayreuth nel 1947. Musicologo, ha studiato a Vienna anche Filosofia
e Germanistica. Lavora come regista e scrittore in molti Paesi. Coraggioso
intellettuale, si impegna in ambito culturale con passione su diversi
fronti, sempre con l'idea di Europa Unita in mente. Ha ricevuto diversi
premi internazionali.
Dal 1983 risiede in Italia.

maggio
2007 • Con
il nome FIORDARTE al
via una delle prime iniziative in Italia che porta l’arte contemporanea
all’interno degli spazi dedicati agli acquisti
Venerdì 25 maggio, ore 11.00
Conferenza stampa - vernissage delle opere di
Giacomo Benevelli, Giorgio Milani, Nada Pivetta e Carlo Previtali
SEDE:
Galleria Commerciale del Centro Fiordaliso,
via Curiel 21, - Rozzano (Milano)
ORGANIZZAZIONE:
Maurizio Martella, Direttore del Centro Commerciale Fiordaliso
con la collaborazione di Giorgio Lodetti (Libreria Bocca) e Michela
Biafeltra (Libreria Giunti)
Interverranno:
Phlippe Daverio, Antonio D’Amico, Sara Fontana, Cristina Muccioli,
Giovanni Serafini
Sarà inaugurata ufficialmente venerdì 25 maggio alle ore
11 “FiordArte”, la prima mostra d’arte contemporanea
all’interno di un Centro Commerciale. Ad ospitarla il Fiordaliso,
lo storico Centro per gli acquisti di Milano che offrirà a tutti
i visitatori l’inusuale opportunità di avvicinare le opere
di quattro grandi artisti contemporanei che esporranno, ciascuno, due
sculture di sicuro impatto visivo. Le otto opere di Giacomo Benevelli,
Giorgio Milani, Nada Pivetta e Carlo Previtali saranno descritte dagli
stessi artisti e da Philippe Daverio, Presidente del comitato scientifico,
in occasione della conferenza stampa - vernissage, aperti a tutti. Nella
piazzetta del Centro, come in un salotto, gli artisti converseranno
con la stampa e con il pubblico, per poi accompagnare i presenti direttamente
davanti alle opere. Queste, alte fino a 180 cm, e realizzate con materiali
diversi, tra cui resina, legno, ceramica, terracotta e metallo potranno
essere viste, liberamente, fino al 9 giugno nelle gallerie del Centro
Commerciale, quasi a voler accogliere il visitatore ed accompagnarlo
lungo la pausa dello shopping. Ed è proprio questo l’intento
che ha spinto la Direzione del Centro ad organizzare la mostra: ovvero
offrire ai cittadini servizi sempre più differenziati e qualificati
che possano permettere di trarre il massimo dalla loro visita. “Da
tempo - spiega il Direttore Maurizio Martella - il Centro Fiordaliso
si contraddistingue nel panorama dell’offerta commerciale del
territorio proprio per i suoi servizi. Sentivamo però l’esigenza
di completare la gamma anche con un’offerta culturale che finalmente
si è potuta concretizzare, grazie anche alla collaborazione sviluppata
con la libreria Giunti e con la storica libreria Bocca di Milano e al
patrocinio del Comune di Rozzano e dell’Associazione Culturale
Librerie Storiche e Antiquarie d’Italia. Il nome FiordArte, pensato
per questo primo evento, caratterizzerà in futuro tutte le iniziative
artistiche del Centro”. Ad accogliere l’invito Philippe
Daverio, storico dell’arte, che in qualità di Presidente
del comitato scientifico ha radunato per l’occasione quattro nomi
italiani dell’arte contemporanea noti sia a livello nazionale
sia internazionale. Molte delle opere di Giacomo Benevelli sono conservate
nei maggiori musei e collezioni private e pubbliche in Italia come all’estero.
In quest’occasione saranno protagoniste le sue imponenti resine
sintetiche: “Magna Mater” e “Fluido”; di Giorgio
Milani si riconoscono le caratteristiche opere multiformi realizzate
mediante l’utilizzo di caratteri tipografici in legno che giocano
sul tema della scrittura e delle lettere; a FiordArte lo si potrà
ammirare con “Torri di Gutenberg” e “Torre di Babele”.
Nada Pivetta, la più giovane tra i quattro ma già nota
al grande pubblico e alla critica sarà presente con due suggestive
opere in terracotta, “Il gruppo” e l’inedita “Mentore”.
Infine, Carlo Previtali, sulla scena artistica dagli anni sessanta,
che qui esporrà e spiegherà le sue sculture in ceramica
Raku “Divinità marina” e “Dafne”. Un’occasione
da non perdere per gli addetti ai lavori, per gli studenti, per gli
appassionati d’arte. Ma soprattutto, vista la collocazione, per
tutti i cittadini e i visitatori del Centro Commerciale Fiordaliso che
per tre settimane potranno ammirare da vicino otto opere in uno spazio
davvero inusuale.

Novembre 2006 • INVERART 2006
Opere e presenze di:
Giuseppe Abbati • Toni Alfano • Matteo Berra • Gianni
Bonetti • Alice Calcaterra • Matteo Capobianco • Mirko
Caruso • U. Ceriani e A. Civera • Guido Chiabrera •
Michele Ciardulli • Lucia Colombo • Mattia Croce •
S. De Gasperi e N. Youssef • Paola De Marco • Elena Dinoia
• Marco Di Zinno • Roberto Farnese • Filippo Ferrero
• Davide Frattini • Manuela Furlan • Eugenia Garavaglia
• Devis Gobbi • Andrei Cristian Iancu • Jose •
Alessia Marchese • Fulvio Marino • Ivan Marino • Sergio
Menescardi • Luca Molla • Matteo Naggi • Carlo Olchini
• Consuelo Olivares • Anna Parini • Fabio Prina •
Simone Rossoni • Aldo Ruzza • Cristian Sonda • Alessandra
Spaltini • Georgia Starec • Romina Starec • Studio
Monkey • Fabrizio Tampellini • Matias Turini • Margherita
Zosi • Gemma Zotti
Le associazioni culturali:
Motherfuckart • Il volto nascosto della luna • Il drago
nero• GAS •Cerchi Quadrat • Perelà •
Lobodilattice
Gli allievi del corso di pittura del Dipartimento di Arte e Antropologia
del Sacro dell'Accademia di Brera:
Roberto Benvenuto • Lisa Ciccarelli • Boris Romanò
• Giulia Zara
I gruppi musicali:
Meganoidi • Ghretagharbo • Ninive • Toys for Brain
I padrini:
Lelo Cremonesi e Giuliano Zosi
for
press scarica doc PDF
Per informazioni:
Comune di Inveruno - Settore Cultura 02/97285979
Coordinamento artistico - Cooperativa Raccolto Info
0331/875337
INVERART,
Padiglione d’Arte Giovane, iniziativa organizzata dal Comune di
Inveruno - Assessorato alla Cultura in collaborazione con la Cooperativa
Raccolto, è giunto alla sua terza Edizione. Il Padiglione
d’arte Giovane di Inveruno si presenta come punto di riferimento
sul territorio per quanto riguarda le nuove leve della creatività
e dell’Arte. La Cooperativa Raccolto, fondata nel 1991
da un sodalizio di esponenti di spicco della cultura e della creatività
italiani, da oltre 14 anni attiva sul territorio nazionale e internazionale,
ha trovato la conferma della sua missione divulgativa socioculturale
grazie alla sensibilità del Comune di Inveruno, che già
si caratterizzava, anche attraverso la sua Consulta Giovani, come attento
osservatorio di libere espressioni. è nato così Inverart,
ed è cresciuto sia per la presenza di oltre 60 giovani artisti,
che per i riconoscimenti ottenuti, nel 2005 (seconda edizione), dalla
Regione Lombardia, dalla Provincia di Milano e dall’Accademia
di Belle Arti di Brera, coinvolta attivamente con l’esposizione
di alcuni allievi del Dipartimento di Arti e Antropologia del Sacro,
diretto dal prof. Andrea B. Del Guercio coadiuvato dal Maestro Stefano
Pizzi.
Il Comune di Inveruno, in particolare l’Assessorato alla Cultura,
la cooperativa Raccolto e la Società Umanitaria, hanno una priorità:
la comunione di intenti rispetto agli obiettivi da raggiungere: formazione
dei giovani rispetto ai problemi dell’arte e del mercato di riferimento,
creazione di possibilità per i giovani del territorio di esprimersi
liberamente e senza condizionamenti, dare l’opportunità
al maggior numero di persone possibili di fruire della manifestazione
stessa. (leggi che cos'è Inverart PDF)
La funzione socio culturale della Coop RACCOLTO
per Inverart:
I giovani sono l’anello di congiunzione tra il passato e il futuro,
e il RACCOLTO li coglie nel loro straordinario presente, per formare
una concreta testimonianza circa la risorsa viva delle arti per alimentare
la vita e gli orientamenti di tutti noi, della società intera.
Il Comune di Inveruno ne è consapevole e conferma la via tracciata.
Il
programma degli spettacoli 2006:
• venerdì 18
ore 21.00
Meganoidi
Cinque album di successo all’attivo.
Imperdibile live!
• sabato 19
ore
16.30 “Corti e Liberi 2006”
Rassegna di cortometraggi
indipendenti
a cura dell’Associazione Culturale Perelà
ore 21.00
Ghretagharbo
... una performance a tutto rock
• domenica 20
ore 16.30
Teatro Bimbi, i bambini sono invitati.
“I Cantattori”
presentano
Se son Galli o se Romani
ore 21.00
acoustic set
Ninive e Toys
for Brain Ogni
anno Inverart è accompagnata della presenza di un padrino della
manifestazione: Giancarlo Colli, nel 2004; Stefano
Pizzi, nel 2005. Quest'anno i padrini sono due: Giuliano
Zosi (Socio del Raccolto) e ttitolare della cattedra di composizione
al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e Lelo Cremonesi,
grafico, pittore pubblicitario. Daniele Oppi, animatore
iniziale di Inverart, recentemente scomparso, sarà ricordato
da Inverart come l'animatore iniziale, colui che ha dato fiducia ai
giovani organizzatori.
Giuliano Zosi: Ha studiato composizione con Roberto Lupi, si
e' poi perfezionato con Goffredo Petrassi all'Accademia di S.Cecilia,
ha inoltre studiato con Luigi Dallapiccola, Franco Donatoni e Giorgy
Ligeti. Nel 1974 ha vinto il premio Oscar Espla' (Spagna) di composizione
sinfonica con il lavoro "Ritratto di Gregor Samsa". E' tra
i fondatori del Gruppo Rinnovamento Musicale a Roma (1968), del Duo
Nuovo Dada (1970), del Gruppo Suono Giallo a Milano (1979-80) e del
gruppo interdisciplinare Dee zee bee a Milano (1991) ed e' tra i redattori
della Rivista Kiliagono, (Milano 1992).
E' il realizzatore del Convegno Nazionale Interdisciplinare a Milano
nel 1992 alla Galleria Noa. E' tra i fondatori della cooperativa "Raccolto",
gruppo interdisciplinare italiano. Sempre nel 1993 viene eseguita una
sua opera presso la sala del Conservatorio di S.Cecilia di Roma. Ha
scritto un'opera elettroacustica ispirata alla Resistenza Internazionale
Demain Encore. Compone l'opera lirica Giordano Bruno.
Realizza La Scuola di Atene un'opera per pianoforte e computer in collaborazione
con Danilo Premoli e Marco Maiocchi. Dal 1976 è professore di
Composizione al Conservatorio di Milano dalla parte dell'ala sperimentale
formando allievi già noti a livello internazionale.
Lelo Cremonesi (Carmelo): Nato a Milano nel 1919. Grafico,
fotografo, pittore, artista e designer.
Inizia la propria attività nel 1934, presso la Arti grafiche
Pizzi e Pizio, dove ha modo di "fare gavetta" prima fianco
a fianco agli operai della composizione, della litografia, delle macchine
tipografiche, per poi passare nello staff dei creativi. Nel 1939 passa
allo Studio Boccasile, il mago delle affiches, dove conosce quello che
sarà un compagno di avventure professionali per una vita intera,
Gian Rossetti. Dal 1950 al 1980, insieme a Rossetti, è contitolare
dello Studio Stile, prima agenzia pubblicitaria multinazionale in Italia
(tra i suoi clienti, Ferrero, Banca d∂America, Rodiatoce e l∂Ente
Fiera di Milano, di cui fu per anni copertinista ufficiale del catalogo).
Ha svolto la propria attività nel campo creativo, della progettazione
grafica e del design, senza mai abbandonare i suoi esperimenti visivi
componendo alchimie grafico-astratte che sono divenute espressione di
un∂epoca, grazie all'iniziativa del tipografo Ferruccio Lucini
che negli anni '60 lanciò una serie di volumi d'autore a tiratura
limitata che oggi sono cult (Lelo lavorò anche con Marcello Marchesi).
È citato in numerose pubblicazioni nazionali e internazionali
(da Graphis a Linea grafica, da Art & Industry a Sule Industria,
da Popular Photography a International Poster Annual). È socio
AIAP e Associazione Illustratori. Di lui ha scritto Dino Villani: "Si
direbbe che, a volte, Cremonesi ponga delle forme in un caleidoscopio
e le agiti sino ad ottenere la composizione grafica ideale".
Giugno 2007
REGIONE LOMBARDIA - AZIENDA OSPEDALIERA
OSPEDALE CIVILE DI LEGNANO
Progetto IRIS
OSPEDALE APERTO - Arte in Ospedale
Giuseppe Abbati
Tra-Volti
Mostra personale
23 maggio • 22 giugno 2007
Inaugurazione il 23 maggio ore 10.30
Ospedale di Legnano
Palazzina Direzione Generale
e Amministrazione
ENTRATA
LIBERA
dal lunedì al venerdì
ore 10.00 – 16.30
Informazioni:
02.97963463
0331.875337
Nota
Biografica
Giuseppe Abbati nasce a Cuggiono, nel Parco del Ticino, in provincia
di Milano nel 1973. Ama disegnare e sfogliare libri. Già adolescente
inizia ad interessarsi all’arte. Comincia a dipingere, disegnare
e studiare la storia dell’arte e a frequentare musei e mostre
di ogni genere.
Dal ’98 espone in una quarantina tra mostre personali e collettive:
espone con affermati pittori come Colli, Crespi e Vaccaro, e partecipa
ad una mostra presentata da Flaminio Gualdoni.
Partecipa a concorsi di pittura nazionali con buoni risultati e segue
lezioni di incisione all’acquaforte tenute dal maestro Ettore
D’Erario.
Con un gruppo di amici artisti espone i propri lavori periodicamente,
trasformando la propria casa in una vera e propria galleria in un clima
di festa e di amicizia.
Prende parte alla II e alla III edizione di Inverart, Padiglione d’Arte
Giovane di Inveruno, delle quali è stato padrino Stefano Pizzi,
docente di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove
incontra il poliedrico artista Daniele Oppi, fondatore della Cooperativa
Raccolto, che da anni raggruppa artisti di fama nazionale e internazionale.
E' socio del Raccolto.
Giuseppe Abbati, autodidatta, ha assorbito e rielaborato, grazie alla
assidua frequentazione della lettura e alla spiccata sensibilità
osservativa, tutte le tecniche pittoriche in maniera completa.
Nelle opere degli ultimi cinque anni appare evidente l’indagine
– irrazionale – come nella miglior tradizione informale,
del volto umano.
Primi piani intensi dove la figura, ben delineata, lascia spazio all’interpretazione
astratta attraverso l’utilizzo personalissimo degli accostamenti
cromatici, spesso materici. Altre volte i visi sono decostruiti, la
figura funge quasi da podio al vero soggetto dell’opera, in questi
casi spesso elaborata con tecniche miste facendo anche un raffinato
uso del collage.
La nostra attenzione si è soffermata inoltre sull’utilizzo
gestuale della matita: Abbati, con la freschezza di un fanciullo, si
diverte a “pasticciare” i volti da lui stesso “assemblati”(“Voglio
dipingere un volto ma non la pelle che lo riveste”), quasi a voler
verificare la possibilità di una nuova trasfigurazione; questi
interventi, sempre attentamente misurati, caricano di ulteriore eneregia
espressiva i dipinti.
L’artista, in altri cicli di opere più recenti, trova un
evidente e maturo equilibrio formale attraverso l’accostamento
di oggetti e soggetti del quotidiano che, singolarmente scomparsi, rivelano,
assommandosi, una nuova forma del reale, un nuovo oggetto-soggetto immediatamente
visibile. Abbati è certamente stimolato anche dal luogo in cui
lavora e in cui è cresciuto. Infatti, il suo studio si affaccia
sul Naviglio Grande, all’altezza del ponte spagnolo del Seicento
a Castelletto di Cuggiono nel Parco del Ticino. Abbati è un artista
interessante, ben strutturato, da seguire con attenzione, anche per
la giovane età.
Karl Trüssli (2007)
Si ringrazia: PROGETTO IRIS - Ospedale Aperto

Aprile 2007
“Premio
Internazionale Mario Luzi” – II edizione 2006/2007
Premio letterario per l’edito e l’inedito
Iscrizioni per la poesia inedita entro il 30 aprile 2007
Patrocini
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica
Unesco, Consiglio dei Ministri, Ministero Affari Esteri, Ministero Beni
Culturali, Ministero Istruzione, Ministero Università e Ricerca,
Comune di Roma, Comune di Firenze, Comune di Gubbio, Comune di Pienza,
Accademia della Crusca, CRUI (Conferenza Rettori Università Italiane).
Informazioni:
www.marioluzi.it - tel. 06.66166081
– infopremio@marioluzi.it

Maggio 2006 - Daniele Oppi torna
in Umanitaria
Società Umanitaria in
coordinamento con
Cooperativa RACCOLTO
DANIELE OPPI
Questione di punti di vista
Lunedì 29 maggio 2006
ore 18.00 - 21.00
SALONE DEGLI AFFRESCHI
della Società Umanitaria
Il Salone degli Affreschi dell'Umanitaria si riempie di amici.
Oltre 150 persone ricordano Oppi con una serie di interventi, un bel
video e un concerto speciale di Giuliano Zosi.
Intervengono
Rossana Bossaglia, Franco Manzoni, Massimo Silvano Galli, Graziella
Ricci, Gianfranco Pagliarulo, Franco Lucchesi, Rino Crivelli, Gianni
Degli Antoni, Arturo Colombo, Franco Floreanini, Giorgio Seveso, Piero
Fabbri, Giuliano Zosi, Padre Eligio Gelmini.
PRESIEDE AMOS NANNINI
PRESIDENTE DELLA SOCIETÀ UMANITARIA
Durante la serata una proiezione video inedita sull'autore il video
è curato da Coop Raccolto e IRIDEN
La serata si è conclusa con “la lettera mai spedita”
e “una lettera mai scritta” per pianoforte (1995)
del Maestro Giuliano Zosi
“Guardo
il mio punto di vista
che gioca come un bambino.
Il mio punto di vista
cerca combina,
cambia e diventa.
È diverso, è uguale,
trasforma - stupisce
piange - ride di sé
mai confuso, sempre nel mai certo.
Certo di questo
con gli occhi
accesi di gioia,
quieta sempre”.
da: "Daniele Oppi Questione di punti di vista".
Cartella grafica voluta da Giulio Baruffaldi.

Febbraio 2006 - PRESENTAZIONI DI LIBRI E RIVISTE
Il Movimento Federalista Europeo - Sezione di Prato, con il contributo
del Comune di Prato - Assessorato alla Cultura e la collaborazione dell'ARCI
di Prato, organizza una serie di presentazioni di libri e di riviste
sul tema:
Per una nuova Cittadinanza Europea.
Tutti gli incontri si terranno alla Libreria Marzocco
via Valentini, 7 - Prato - tel. 0574/574015
• Venerdì 10 febbraio 2006 - Ore 17.30
L'Orso Europeo, ovvero il negozio dei giocattoli
di Gianfranco Draghi (RaccoltoEdizioni)
Parteciperanno: Gianfranco Draghi e Daniele Oppi
• Venerdì 17 febbraio 2006 - Ore 21.00
"Proposta per l'Europa", n°
3 del 2005 di «Democrazia e diritto»
Trimestrale del Centro di studi e iniziative per la riforma dello stato
(Edizioni Franco Angeli)
Parteciperà il Direttore Prof. Umberto Allegretti
• Venerdì 24 febbraio 2006 - Ore 21.00
«Re: viste sulla letteratura e le arti.
ITA - ES - USA», numero 1 "LITWARE. L'ennesima potenzialità
della letteratura" (Editrice Zona)
Parteciperanno: Tommaso Lisa e Alessandro Raveggi
Gli incontri di approfondimento sui testi proposti saranno rivolti
al vasto pubblico.
L'intento dell'MFE Prato è di coinvolgere il più ampio
numero di cittadini e di esponenti della società civile pratese,
dando agli incontri un taglio divulgativo e non specialistico.
[Gianfranco Draghi, attivista nel Movimento Federalista Europeo degli
anni '50, assieme ad Altiero Spinelli e ad altri, nel 1952 scrisse il
racconto proprio rivolgendosi ai ragazzi di età scolare, per
coinvolgere l'infanzia sulle tematiche legate alla costruzione dell'Europa
Unita e della pace dopo le devastazioni della 2° guerra mondiale.
Tra i suoi libri: Infanzia, Tre Lune Edizioni, Mantova, 2004, prefaz.
di Giuseppe Pontiggia; Inverno, Vallecchi, Firenze, 1955, prefaz. di
Carlo Bo (nuova edizione insieme a Carnevale, Lombardi, Milano, 1990,
prefaz. di Roberto Carifi); Ragioni di una forza in Simone Weil, Salvatore
Sciascia, 1958; Paracelso, Scheiwiller, 1967; Sul mito d’Europa,
L’Individuale, 1973. Gianfranco Draghi oggi vive
e lavora a Fiesole.]
[Tommaso Lisa nasce a Firenze nel 1977. Dottorando in Letteratura italiana
ha coordinato il trimestrale «L’apostrofo». Con il
titolo Bruce Willis nel 2003 ha pubblicato testi di poesie su «Nuovi
Argomenti». Nel 2004 è stato pubblicato nell’antologia
di giovani poeti Poesia contemporanea. Ottavo quaderno italiano, a cura
di Franco Buffoni, editore Marcos y Marcos. Nel 2004 ha pubblicato la
raccolta Pornopoemi, Edizioni Zona (Libro + cd musicale "Trivial
pussy" musiche di Rapsodi).]

Febbraio 2007
RaccoltoEdizioni presenta
Il volume:
Villa Trotti Bentivoglio. Il recupero di un frammento di storia
milanese
Il
volume, voluto dalla Cooperativa Edificatrice di Niguarda, frutto di
un lavoro triennale di ricerca storica e iconografica, ripercorre la
storia di Niguarda e di Milano per chi riconosce, nel territorio in
cui vive, la propria storia e la propria casa. Un buon punto di partenza
per parlare della valorizzazione del tessuto sociale e architettonico
di Niguarda come obiettivo possibile attraverso il recupero di Villa
Trotti.
Le zone esterne di Milano, così ricche di tesori
nascosti, hanno bisogno di un rilancio strutturale che renda più
naturale l’aggancio al territorio limitrofo alla città,
agevolando il progetto di quella Grande Milano, così importante
per lo sviluppo economico e sociale del nord Italia.
L'incontro:
Riqualificare Milano. Niguarda, un esempio possibile
Giovedì 15 febbraio 2007 - ore
18.00
Casa
della Cultura
via Borgogna, 3 - Milano
- Ingresso libero
La presentazione del volume gode del Patrocinio del Comune
di Milano - Cultura
La Società Edificatrice Niguarda e la Villa Trotti:
le ragioni di questo impegno
Giovedì 15 febbraio 2007
ore
18.00
Casa
della Cultura - via Borgogna, 3
All'incontro interverranno:
Carlo Masseroli
Assessore allo Sviluppo del Territorio
del Comune di Milano
Giovanni Poletti
Presidente Società Edificatrice Niguarda
Beatrice Uguccioni
Presidente del Consiglio di Zona 9 - Milano
Sergio Bernasconi
Storico e ricercatore
Luca Barbieri
Progettista del recupero di Villa Trotti Bentivoglio
Maurizio Spada
Direttore dell'Istituto Uomo e Ambiente
Francesco Oppi
Presidente della Società Cooperativa Raccolto
Jone Riva
Segreteria Centro Nazionale di Studi MAnzoniani
Seguirà Rinfresco
Uno degli aspetti che contraddistingue decisamente il mondo della cooperazione
nel panorama delle imprese
e delle aziende, è l’attenzione agli aspetti sociali, culturali
e di recupero della memoria e della storia delle comunità in
cui si sono venute
a formare le cooperative stesse.
Questa tensione per un sano progresso è da sempre, a
Niguarda, in evidenza.
Infatti, nel nostro territorio, la mutualità cooperativa ha una
solida storia
sin dalla fine dell’Ottocento.
La Società Edificatrice Niguarda, cooperativa a proprietà
indivisa
dal 4 marzo 1894, ha deciso, ancora una volta, di intervenire per salvaguardare,
recuperare e valorizzare le radici dell’antico borgo.
Il nuovo impegno sarà il recupero della Villa Trotti e dell’antica
Cascina,
situate nel Centro Storico di Niguarda.
Un’operazione, certamente onerosa, che impegnerà l’Edificatrice
di Niguarda
e che coinvolgerà l’intero Centro Storico. Dunque una grande
occasione
di riqualificazione e di rilancio sociale del quartiere.
Questo volume vuole essere, non solo un approfondito saggio storico
a disposizione della cultura milanese, ma anche una testimonianza della
volontà
di affrontare il recupero della Villa Trotti e del Centro Storico di
Niguarda
attraverso il metodo della ricerca, della consapevolezza e della condivisione.
Vi è un gran bisogno di contemperare lo sviluppo con la vivibilità,
la modernità con il rispetto delle radici e della storia.
A questi criteri si richiama l’azione dell’Edificatrice
di Niguarda
e la costruzione di nuovi alloggi di qualità va di pari passo
con lo sviluppo
dei servizi sociali e con il recupero dei valori ambientali e culturali.
È una sfida importante e stimolante che i Cooperatori affrontano,
volentieri,
consapevoli di operare non solo per valorizzare il passato, ma per creare
le migliori
condizioni per le future generazioni.
Giovanni Poletti
Presidente Società Edificatrice Niguarda
SOCIETÀ EDIFICATRICE NIGUARDA
Via Hermada, 14 • 20162 - Milano tel. 02/66100300 www.coopniguarda.it
14 gennaio 2006 - Tanti soci del Raccolto chiamati per
il Centenario della CGIL - Sabato
14 gennaio 2006 alle ore 11,00 presso le Sale di Palazzo Te in Mantova,
nell'ambito delle celebrazioni per il centenario della CGIL, verrà
inaugurata l'esposizione “Arte è Pensiero - Cento artisti
per il centenario della CGIL”. La mostra, ideata ed organizzata
dai pittori Mario Ferrario e Stefano Pizzi per conto della CGIL Lombardia,
è curata dal prof. Andrea B. Del Guercio titolare
di cattedra di Storia dell'Arte presso l'Accademia di Brera
di Milano e corredata da un catalogo con scritti di: Andrea
B. Del Guercio, Raffaele De Grada, Ernesto Treccani, Fernando De Filippi
e Stefano Pizzi.
Tra i cento espositori, tutti di chiara
fama o docenti di prestigiose Accademie di Belle Arti, figurano alcuni
tra i più rappresentativi protagonisti della ricerca artistica
italiana degli ultimi decenni. Le opere che sviluppano
soprattutto le tematiche del sociale, della fratellanza e della pace
tra i popoli rimarcano fondamentalmente “la scelta di campo”
all'interno della società effettuata dagli artisti come ben testimonia
lo storico stendardo della Camera del Lavoro di Milano che vede tra
le varie sezioni rappresentate quella dei pittori e degli scultori.
Si avverte insomma nel percorso della mostra una testimonianza di partecipazione,
da parte di una categoria sovrastrutturale come quella degli artisti,
probabilmente non ancora conosciuta a fondo dal grande pubblico e al
contempo un appello all'impegno assolutamente anacronistico.
Catalogo e allestimento della mostra sono stati curati da Damiano
Gulli, Alessia Locatelli, Massimo Umili e Eva Vanzella, già
allievi del Master di Curator dell'Accademia di Belle Arti di Brera
di Milano, che hanno formato il gruppo “Con-cura”.
I
100 Artisti partecipanti alla mostra dedicata al centenario della CGIL:
-Natale ADDAMIANO
-S. ALBERTINI e G. MOIOLI
-Alessandro ALGARDI
-Marco ALBERTI
-Sergio ALBERTI
-Adriano ALTAMIRA
-Orazio BACCI
-Angelo BARONE
-Alberto BARBIERI
-Paola BERNARDI
-Renata BOERO
-Davide BORIANI
-Adalberto BORIOLI
-Nicoletta BRAGA
-Clara BRASCA
-Vito BUCCIARELLI
-Cristina CAMINO
-Giovanni CAMPUS
-Gianni CELLA
-Franco CHELI
-Anna Maria CHERICONI
-Italo CHIODI
-Piersandro COELLI
-Lamberto CORREGGIARI
-Fernando DE FILIPPI
-Leonida DE FILIPPI
-Alfred DE LOCATELLI
-Giuseppe DENTI
-Pino DI GENNARO
-Salvatore ESPOSITO
-Marina FALCO
-Mario FERRARIO
-Attilio FORGIOLI
-Ignazio GADALETA
-Renato GALBUSERA
-Maria Cristina GALLI
-Bruno GANDOLA
-Giuliano GIUMAN
-Nicole GRAVIER
-Giuliano GRITTINI
-Linda GRITTINI
-Paola GROTT
-Maria JANNELLI
-Pino JELO
-Fumio ITAI
-Ugo LA PIETRA
-Margherita LABBE
-Nicola LIMIDO
-Guido LODIGIANI
-Armida LOMBARDI
-Patrizia LOVATO
-Ruggero MAGGI
-Francesco MAGLI
-Gastone MARIANI
-Leonardo MARINO
-Franco MARROCCO
-Felice MARTINELLI
-Roberto M. MASCHERONI
-Fabrizio MERISI
-Antonio MIANO
-Ignazio MONCADA
-Irma MORASSI
-Daniela MORO
-Enrico MULAZZANI
-Angela OCCHIPINTI
-Daniele OPPI
-Giancarlo OSSOLA
-Aldo PANCHERI
-Lucia PARMA
-Silvio PASOTTI
-Marco PELLIZZOLA
-Guido PERTUSI
-Romano PERUSINI
-Stefano PIZZI
-Adele PROSDOCIMI
-Achille REPOSSI
-Roberto ROBERTI ROSSI
-Ornella ROVERA
-Giuseppe SABATINO
-Nicola SALVATORE
-Paola SALVI
-Filippo SCIMECA
-Giovanni SESIA
-Paolo SCIRPA
-Tetsuro SHIMIZU
-Turi SIMETI
-Mauro SOGGIU
-Alessandro SPADARI
-Giangiacomo SPADARI
-Valdi SPAGNULO
-Pippo SPINOCCIA
-Antonio SPANEDDA
-Fausta SQUATRITI
-Mena STELITANO
-TOGO
-Ernesto TRECCANI
-Franco TRIPODI
-Tiziana VALZELLI
-Grazia VARISCO
-Luca VERNIZZI
-Dany VESCOVI
-William XERRA
-Claudio ZANINI
dicembre 2005 - (...)
Al contrario di quanto si crede comunemente, il filtro della storia
non è necessario per affrontare gli argomenti di studio, anzi
può perfino essere controproducente, d’ingombro per le
sue incrostazioni ermeneutiche: la storiografia agevola l’inquadramento,
ma ne smorza i fermenti, disconosce le passioni, ignora gli umori, appiattisce
le sensazioni e le pulsioni profonde che costituiscono, nei casi migliori,
le vere ragioni dell’opera d’arte, quelle per le quali un
musicista si mette a scrivere. (...) dall’Introduzione di Renzo
Cresti
L'autore
del volume: Gabriele Ranica
Nato ad Antegnate (BG) nel 1956, laureato in Filosofia con una tesi sulla
percezione cromatica, insegna materie letterarie nella scuola media superiore
statale.
Sin dall’inizio degli anni settanta, sotto la guida del M° Franco
Gianella, ha studiato sassofono, pianoforte ed elementi di armonia e composizione.
La conoscenza e l’amicizia con Angelo Paccagnini lo hanno ricondotto
alla musica sperimentale e alla ricerca timbrica caratteristica della
musica elettronica per computer.
Alcune composizioni sono su Vitaminic.it e su Besonic.com. Alla passione
per la musica si sono sempre affiancate quelle per l’arte in generale,
per la discussione filosofica e per la poesia.
Vive e lavora a Castano Primo (MI).
Una ventata di freschezza e di appassionata testimonianza è il
doveroso omaggio al Maestro Angelo Paccagnini, passato
come una sofferta e luminosa meteora nella galassia dei protagonisti della
musica contemporanea.
Con le radici profondamente affondate nell’humus della musica antica,
esploratore e scopritore di metalinguaggi tra suono, parole, visione e
immagini in movimento, Angelo Paccagnini ha lasciato il segno tra le turbolenze
tempestose e vivissime dei veri ricercatori del suo tempo.
Questo libro doveva proprio uscire, per entrare tra le letture dei più
giovani ed essere anche buon strumento per gli appassionati, gli studiosi
e i benemeriti Conservatorii di musica disseminati in tutt’Italia.
E proprio la sua amata città di Castano Primo ha voluto recentemente
inaugurare il nuovissimo auditorio intitolandolo “Auditorium Angelo
Paccagnini”.
L’Editore
Cenni biografici:
Ha diretto lo Studio di Fonologia Musicale di Milano della RAI dal 1968
al 1970.
Già Direttore del Conservatorio di Musica Statale L. Campiani di
Mantova
(1980-1983) e quindi del Conservatorio di Musica Statale F. E. Dall'Abaco
di Verona (1984-1988); è titolare della cattedra di Composizione
Musicale
Elettronica presso il Conservatorio di Musica Statale G. Verdi di Milano
dal 1969. Come compositore ha ottenuto riconoscimenti internazionali,
tra cui il
Premio Italia (1964) e il premio UNESCO (1966) e incaricato dalla RAI
di
realizzare alcune opere elettroniche audiovisuali.
Al LIM è stato il responsabile dei progetti musicali e multimediali
dal 1985 al 1999, contribuendo alla realizzazione di opere sperimentali
fortemente innovative basate sull'uso di prototipi software sviluppati
con il contributo delle sue indicazioni. Ha seguito tesi di laurea, ha
"costruito" il Gruppo da Camera dell'ISU dell'Universita' degli
Studi di Milano, ha combinato la sua grande esperienza musicale con l'interesse
per la speculazione multimediale.
E' morto il 2 luglio 1999 dopo una lunga malattia (da
www.lim.dico.unimi.it)
Introduzione di:
Renzo Cresti
Contributi di:
Riccardo Bianchini
Piero Bonaguri
Gian Luigi Gamba
Luciano Gualdoni
Gaetano Liguori
Ermanno Paccagnini
Mario Piatti
Ugo Sanguineti
don Antonio Sartori
Riccardo Sinigaglia
Ruggero Tajè
Saveria Vitalone
e l’intervento della
famiglia Giovanninetti
L’Autore e l’Editore del volume desiderano ringraziare il
dottor Dino Giovanninetti e la sua famiglia
che ha incoraggiato con ferma volontà la pubblicazione di questo
libro che senza il loro contributo non avrebbe potuto essere editato
Il
Libro sulla storia di Affori, Bruzzano, Dergano e Bovisa fino all'accorpamento
(1923)
con
l'ampia sezione dedicata al patrimonio sociale dell'eredità cooperativa.
E' uscito il volume che racconta la vicenda di un territorio ricco di
storia che ha portato a Milano, entrandovi nel 1923, tutta una serie
di caratteristiche e di valori legati al mondo del riscatto sociale
che ancora oggi sono una incancellabile caratteristica della metropoli
lombarda.
180 pagine a colori (21X28 cm.), circa 400 illustrazioni, foto e documenti,
a volte editi per la prima volta, accompagnano il testo composto si
da studi storici, ma anche da testimonianze dirette che raccontano gli
intrecci umani e le lotte sociali che hanno consentito al territorio,
che è oggi parte importante di Milano, di contribuire in maniera
determinante al progresso italiano. Una ricca e approfondita parte del
volume è dedicata al mondo della cooperazione, radicato aspetto
economico e sopratutto sociale che ad Affori&Uniti ha avuto, ed
ha ancor'oggi, un ruolo di primissimo piano: un orgoglio per tutto il
territorio.
Un sentito ringraziamento da parte della Cooperativa Raccolto
a tutte le cooperative del territorio che hanno reso possibile questa
importante pubblicazione. Si ringraziano altresì il
Comune di Milano e la Provincia di Milano
per aver accordato entusiasticamente il Patrocinio al libro.
AFFORI & UNITI
va in città
Dergano • Bovisa • Affori • Bruzzano
Studi storici, scritti, immagini e testimonianze dirette dal territorio
Autori: Paola Signorino e Aldo Bartoli
Elenco librerie e cartolibrerie di Milano dove si trova
il volume:
Libreria "Il Libraccio"
via Candiani, 102
Cartoleria "Imbriani"
via Prestinari, 6 ang. Imbriani
Cartoleria "Franco Repele"
via Ciaia, 1
Edicola di via Astesani, 17
Cartoleria "Vaghi"
via S. Andrea, 31
Cartoleria "Carnevali"
via Carnevali, 70
Tutti coloro che non hanno la possibilità, per motivi di distanza,
di recuperare il libro, non esitino a contattare la Cooperativa
Raccolto, via
E-mail, fax o telefono.
Alcuni stralci
dagli scritti introduttivi al volume:
Dal particolare, l’universale
"Affori, Bruzzano, Dergano, accorporati al Comune di Milano nel
1923 hanno conservato caratteristiche che si richiamano alle loro origini
e che risentono per composizione sociale delle vicende politico-culturali
di cui sono stati protagonisti il proletariato, la classe operaia e
le lotte che per decenni si sono svolte per la conquista delle amministrazioni
civiche.
Le microstorie hanno una importanza che spesso viene sottovalutata.
è dalle vicende minori, intendendo quelle relative a territori
limitati, che si comprendono meglio fenomeni che raccontati in termini
generali non consentono di cogliere appieno significati, valori, motivazioni
che li hanno ispirati.
Non si conosce realmente la nostra città se non si capiscono
le vicende che hanno visto protagonisti gli abitanti di quei comuni
accorporati al Capoluogo che hanno vissuto decenni e decenni succubi
di una aristocrazia terriera e considerati sudditi privi di ogni diritto
civile".
Aldo Aniasi - Presidente della Federazione Italiana
Associazioni Partigiane
Ad Affori la mia casa
"Ci sono tanti motivi per amare Affori: io la amo perché
è come una compagna d’infanzia. è cresciuta con
me e insieme a me è diventata adulta. Per me Affori è
stata ed è ancora la mia famiglia, la mia casa, il mio futuro.
Per me, insomma, Affori è molto.
La mia famiglia perché è qui che sono nato e cresciuto
ed è qui che negli anni ‘20 mio padre Leo scelse di costruire
la nostra casa. Ed è in quella casa che sono cresciuto ed è
in quella casa che ancora vivo con la mia famiglia. è il mio
futuro perché è stato proprio ad Affori, per Affori e
grazie ad Affori che ho iniziato ad occuparmi della città.
Certo, allora i problemi erano molto diversi e a Milano da Affori ancora
ci si andava..."
Gianni Verga - Assessore allo Sviluppo del Territorio
del Comune di Milano
Quando Milano diventò più ricca
"Certamente era importante che si potesse esaminare e riflettere
attorno alle circostanze storiche, agli intrecci e ai rivolgimenti del
tessuto sociale che hanno percorso l’area milanese fra la seconda
metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento:
e questo compito viene opportunamente ad essere assolto da questo volume,
che si potrebbe anche immaginare sotto il titolo: “Quando Milano
diventò più ricca”. Un’opera di cui si sentiva
la necessità, perché restituisce nel tono appropriato
una fotografia (sarebbe meglio dire un film) dell’evoluzione antropologica
e sociale di intere popolazioni nella dialettica trasformatrice del
fenomeno urbano. Alla costruzione del volume si sono dedicati con passione
e competenza un qualificato gruppo di studiosi e docenti universitari
a rafforzare l’idea e la fatica del Dott. Aldo Bartoli, animatore
del progetto editoriale scaturito anche dal lavoro di ricerca storica
e testuale di una studiosa dello spessore e competenza di Paola Signorino".
Daniele Oppi - Presidente Cooperativa Culturale Raccolto
Letteralmente mattone su mattone...
“Ormai si è persa la memoria di ciò che era la Cooperativa
Edificatrice, di come è nata.
Si era veramente dei pionieri: con mezzi finanziari anche per allora
insignificanti; si è riusciti in pochi anni a mettere in piedi
decine di alloggi. Letteralmente mattone su mattone. Si lavorava la
domenica ed i giorni di festa: i soci che avevano esperienza di edilizia,
anche a livello di manovalanza, guidavano gli altri. C’era un
gruppo di cantonieri occupati al comune di Milano, ormai entrati nella
storia della Bovisa, che facevano da nucleo di questa forza lavoro festiva
e gratuita. Se un muratore o un capomastro chiedevano di diventare soci,
era festa grande”
Francesco Sabbadini, Cooperativa Edificatrice della
Bovisa
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